Aumenta la produzione dei vini DOC, ma i dati sull’esportazione sono disarmanti. Per Nicoletta Gargiulo, presidente AIS Campania, il problema è una mancata comunicazione.

La tradizione vitivinicola in Campania è antichissima e si è sempre distinta per la qualità. All’epoca di Cesare Augusto i romani erano soliti parlare dei vini della Campania come “il vino degli imperatori”. Assieme al Falerno, nella Roma antica, erano molto apprezzati il Greco, il Faustiano ed il Caleno, che venivano prodotti principalmente nelle zone di Pompei, Nola e Capua.

Nei primi anni del 900 la Campania, con i suoi vini era la prima regione d’Italia sia per quantità di produzione che di qualità. Erano molti infatti gli stabilimenti in Europa che utilizzavano il vino campano come vino da taglio.

Napoli, dopo Vienna, la città più vinificata in Europa

Ancora oggi la produzione di vino in Campania è una produzione di eccellenza. La sola città di Napoli risulta essere, dopo Vienna, la città maggiormente vinificata in Europa, riuscendo a coltivare viti a piede franco. E’ da sottolineare che la coltivazione della vite a piede franco è una rarità nel mondo della viticultura. Questo modo particolare di coltivare la vite avviene a Napoli grazie alla particolarità del terreno vulcanico.

Tutto questo stride con la fredda lettura dei dati ISTAT relativi all’esportazione del vino Campano. I vini della Campania sono nelle ultime posizioni per volumi di esportazione in ambiente internazionale, rispetto ai vini delle altre regioni d’Italia. Se poi paragoniamo i dati di esportazione sullo stesso territorio nazionale scopriamo che i vini della Campania non entrano neanche in classifica, perdendosi nella voce “altre produzioni”

Nicoletta Gargiulo: “Le nostre aziende troppo piccole per soddisfare le esigenze della grande distribuzione. Bisogna comunicare l’alta qualità del nostro prodotto vinicolo”

Abbiamo chiesto una riflessione su questo contrasto alla sommelier Nicoletta Gargiulo, Presidente AIS Campania, che evidenzia in due fattori il motivo la poca capacità di esportare il nostro vino. Il primo fattore che penalizza l’esportazione dei vini della Campania risiede nelle dimensioni delle aziende vitivinicole. Oggi le aziende vitivinicole campane sono perlopiù piccole aziende a conduzione famigliare, che realizzano piccole produzioni che poco si addicono alle esigenze di grandi volumi richieste dai segmenti della GD e GDO. Se però il problema delle piccole produzioni può diventare un valore di forza vista l’alta qualità delle stesse, il problema serio è l’incapacità delle cantine della Campania di comunicare il prodotto.

Le cantine della Campania, sono perlopiù sono piccole realtà che non fanno rete tra loro e fanno fatica ad approcciare il mercato in maniera critica. Infatti un piano comunicativo capace di presentare in maniera soddisfacente sia dentro che fuori i confini nazionali il prodotto è generalmente appannaggio di grandi aziende o gruppi organizzati.

Itinerari di Napoli racconta i vini della Campania ed i loro produttori

IDN – Itinerari di Napoli, che da sempre racconta il territorio, inizia oggi un viaggio che racconterà le cantine campane ed i vini della Campania. Stiamo raccogliendo le storie dei produttori e dei loro vitigni, scoprendo come nascono i vini della Campania che sono comunque un prodotto di prima eccellenza. Tra le prime cantine che saranno raccontate ci sarà la Cantina dell’Averno della famiglia Mirabella che affaccia proprio sul lago d’Averno e le Cantine Carputo entrambe della zona dei Campi Flegrei. Sarà poi la volta della famiglia vesuviana Sorrentino, viticoltori sul Vesuvio da tre generazioni e unici produttori dello spumante Lacryma Christi del Vesuvio.

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