martedì 29 Aprile 2025
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“ScarlattinJazz” con la Nuova Orchestra Scarlatti

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Bruno Persico direttore d'orchestra nel concertoScarlattinjazz

Presso il Complesso Universitario di Monte Sant’Angelo, Aula Carlo Ciliberto, appuntamento con “ScarlattinJazz” per la rassegna musicale “Concerti per Federico”, con divagazioni sinfoniche tra Classico e Jazz.

“ScarlattinJazz” giovedì 10 marzo 2022 alle ore 19:00, a Napoli in Via Cupa Nuova Cintia 21, presso il Complesso Universitario di Monte Sant’Angelo, Aula Carlo Ciliberto. Per la rassegna musicale “Concerti per Federico”, “ScarlattinJazz” propone divagazioni sinfoniche tra Classico e Jazz, da Scarlatti a Duke Ellington. Con la Nuova Orchestra Scarlatti, il pianista e direttore Bruno Persico e la partecipazione straordinaria di Daniele Sepe.

Una rassegna musicale itinerante fra le varie sedi dell’Università Federico II

“ScarlattinJazz” è il nuovo appuntamento di “Concerti per Federico”, la rassegna musicale itinerante fra le varie sedi dell’Università Federico II, ideata e realizzata dalla Nuova Orchestra Scarlatti in partnership con il progetto F2Cultura dell’Ateneo federiciano.

Per l’occasione la Nuova Orchestra Scarlatti partirà nella più pura veste di orchestra classica con un’intensa pagina di Alessandro Scarlatti, per poi muoversi attraverso suggestive rielaborazioni musicali di tre secoli di musica, in metamorfosi sinfoniche sempre più coinvolgenti – da Händel al Bernstein di West Side Story, passando, fra le altre cose, anche per un Beethoven incredibilmente swing – e trasformarsi infine in una grande jazz band al ritmo trascinante di Duke Ellington e Teddy Wilson.

“ScarlattinJazz” con Bruno Persico in veste di direttore e ospite d’eccezione Daniele Sepe

A guidare il gioco, in veste di compositore, pianista e direttore, Bruno Persico, versatile figura di musicista napoletano, da sempre alla ricerca di una originale sintesi tra forme classiche e improvvisazione jazz.

A rendere ancora più interessante un appuntamento già così ricco di suggestioni sarà la partecipazione di un ospite d’eccezione: Daniele Sepe, il celebre sassofonista e compositore partenopeo capace di sintesi creative “tra tante cose molto diverse”, come lui stesso dice: jazz, folk, reggae, world music e musica classica, sintesi sempre originali e di grande fascino sonoro, che lo hanno fatto paragonare a Frank Zappa.

Daniele Sepe ospite d'eccezione a Sacrlattinjazz
Daniele Sepe ospite d’eccezione a Sacrlattinjazz

Ingresso gratuito con registrazione

L’ingresso è gratuito, fino esaurimento posti, per riservarne uno è consigliata registrazione al link https://forms.office.com/r/vfJLZiCqSp.

Obbligo di mascherina FFP2 e super green pass.

Info su nuovaorchestrascarlatti.it o info@nuovaorchestrascarlatti.it e 0812535984

Nuova Orchestra Scarlatti in ScarlattinJazz
Nuova Orchestra Scarlatti

“Baccanti” dall’11 marzo al Teatro Sannazzaro

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Dall'11 marzo al Teatro Sannazzaro Baccanti

Al teatro Sannazaro Laura Sicignano dirige Baccanti un adattamento da Euripide della stessa Sicignano con Alessandra Vannucci.

Da venerdì 11 a domenica 13 marzo al teatro Sannazaro Laura Sicignano dirige Baccanti un adattamento da Euripide della stessa Sicignano con Alessandra Vannucci. In scena ci sono: Aldo Ottobrino, Manuela Ventura, Egle Doria, Lydia Giordano, Silvia Napoletano, Alessandra Fazzino, Franco Mirabella, Silvio laviano.

Baccanti parla di un rito arcaico.

Questa tragedia ci appare oggi misteriosa e rivoluzionaria in quanto l’autore sembra rinunciare definitivamente all’idea che vi sia una forza ordinatrice alla base del Cosmo. Bacco nel nostro spettacolo è un’entità androgina ed eversiva: è il regista che tiene segretamente le fila di tutti gli eventi.

Gioca a dadi le vite degli uomini e si diverte. La divinità dai molti nomi e dalle molte storie che più di tutte tra i greci rappresenta il Caos è al tempo stesso il legame con la Zoè, la forza vitale che tutto attraversa. Dio e disordine finiscono per identificarsi, così come Penteo e Dioniso si contrappongono e si rispecchiano come due opposti che si attirano e si respingono.

Baccanti è un mondo rovesciato dove il razionale, virile, Penteo, il re dalle certezze assolute, viene sedotto dall’ambiguo straniero, che lo irretisce in un gioco al massacro, dove sarà proprio la madre Agave a smembrarlo gioiosamente, mentre i vecchi Cadmo e Tiresia sono follemente sapienti e amorali, le donne non rispettano le regole e si inebriano danzando e fondendosi con la natura.

Baccanti sembra citare a priori e contenere in sè gran parte del teatro futuro. Questa tragedia è attraversata da un rito arcaico di smembramento e rigenerazione, misterioso e profondamente radicato nella nostra cultura. Siamo nella stanza di un museo infestato da presenze malefiche, che forse è la traduzione spaziale della mente di Penteo, uno spazio geometrico e razionale, ma minacciato da muffe e infiltrazioni, inquietudini e desideri violentemente repressi. Qui si manifestano apparizioni e scomparse di sogni e di inconfessabili desideri.

Le Baccanti sono un piccolo esercito impeccabile di principesse inservienti pronte a danzare e a sbranare

Siamo in un circo demoniaco, dove regnano metamorfosi e travestimento. Su musica elettronica, le donne corrono con i lupi: streghe e femmine folli di Dioniso, le Baccanti sono un piccolo esercito impeccabile di principesse inservienti pronte a danzare e a sbranare, sfuggono allo stereotipo dello sguardo maschile e sono libere. Baccanti è la celebrazione del mistero prepotente fino all’assurdo di Dioniso, della Zoé che non ha morale, la cui sacerdotessa è la potenza dell’imprevedibile forza eversiva femminile.

Baccanti è una distruzione e una rinascita. In quest’opera Euripide sembra esprimere l’intuizione che nella cultura occidentale stia avvenendo una fine e un nuovo inizio
I ragazzi di Online Klausur schreiben lassen hanno collaborato alla stesura dell’articolo.

Dolore sotto chiave/Sik Sik l’artefice magico di Eduardo De Filippo

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dolore sotto chiave al teatro nuovo di Napoli

Giovedì 24 febbraio al Teatro Nuovo di Napoli Dolore sotto chiave/Sik Sik l’artefice magico di Eduardo De Filippo. Carlo Cecchi porta in scena due piccoli gioielli della tradizione eduardiana, riflessione sul mondo del teatro come metafora della vita

Dolore sotto chiave/Sik Sik l’artefice magico, due gioielli della tradizione eduardiana, saranno in scena, giovedì 24 febbraio 2022 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 27) al Teatro Nuovo di Napoli per la regia di Carlo Cecchi, anche interprete assieme ad Angelica Ippolito, Vincenzo Ferrera, Dario Iubatti, Remo Stella, Marco Trotta.

Maestro del teatro, funambolo e innovatore della scena che ha attraversato il Novecento, Carlo Cecchi restituisce con questo dittico l’amarezza e il realismo di Eduardo De Filippo, la sua capacità di graffiare anche con una sola, fulminea invenzione paradossale.
Presentato da Marche Teatro, Teatro di Roma-Teatro Nazionale ed Elledieffe, il lavoro di Cecchi mette in scena due storie scritte a molti anni di distanza l’una dall’altra, che si legano fluide come due atti di un unico spettacolo.

Dolore sotto chiave è un gioco beffardo sul senso della morte portato in scena con irresistibile comicità. Mentre Sik Sik l’artefice magico, atto unico scritto nel 1929, è uno dei capolavori del Novecento. “Come in un film di Chaplin – racconta Cecchi – è un testo immediato, comprensibile da chiunque e nello stesso tempo raffinatissimo. L’uso che Eduardo fa del napoletano e il rapporto tra il napoletano e l’italiano trova qui l’equilibrio di una forma perfetta, quella, appunto, di un capolavoro”.

Sik -Sik (in napoletano, “sicco” significa secco, magro e, come racconta lo stesso Eduardo, si riferisce al suo fisico) è un illusionista maldestro e squattrinato che si esibisce in teatri d’infimo ordine insieme con la moglie Giorgetta e Nicola, che gli fa da spalla. Una sera il compare non si presenta per tempo e Sik Sik decide di sostituirlo con Rafele, uno sprovveduto capitato per caso a teatro. Con il ripresentarsi di Nicola poco prima dello spettacolo e con il litigio delle due “spalle” del mago, i numeri di prestigio finiranno in un disastro e l’esibizione si rivelerà tragica per il finto mago ma di esilarante comicità per il pubblico.

Un rigoroso esempio di coscienza critica nel classico gioco “del teatro nel teatro” attraverso quella contrapposizione tra realtà e finzione, spinta oltre l’asfittico dibattito tra vita e forma. Due anime artistiche vigorose si saldano così sulle tavole del palcoscenico, per entrambi “specchio” in cui la realtà si riflette nella finzione e viceversa.

Dolore sotto chiave è un gioco beffardo sul senso della morte portato in scena con irresistibile comicità

Dolore sotto chiave nasce come radiodramma nel 1958, andato in onda l’anno successivo con Eduardo e la sorella Titina nel ruolo dei protagonisti, i fratelli Rocco e Lucia Capasso. Viene portato in scena due volte con la regia dell’autore, con Regina Bianchi e Franco Parenti nel 1964 (insieme a Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello) per la riapertura del Teatro San Ferdinando di Napoli e nel 1980 (insieme a Gennareniello e Sik-Sik) con Luca De Filippo e Angelica Ippolito.

Lucia, sorella di Rocco, per molti mesi nasconde al fratello  – nel timore che questi possa compiere un atto inconsulto –  l’avvenuta morte della moglie Elena e finge di occuparsi delle cure della donna, gravemente malata. Lucia impedisce a Rocco di vedere la moglie, con la scusa che la sua sola presenza potrebbe causare emozioni che potrebbero esserle letali.  Rocco, esasperato dalla interminabile agonia di lei, in una crisi di rabbia entra a forza nella stanza della malata e la scopre vuota. Lucia gli rivela l’amara verità: la moglie è morta da tempo, mentre lui era in viaggio per lavoro. Comincia qui un alternarsi di responsabilità e accuse fra i due fratelli; si presentano, non voluti  da Rocco,  i vicini, per sostenerlo nel lutto; infine Rocco rivelerà alla sorella i suoi segreti.

In Dolore sotto chiave torna in scena il tema della morte, affrontato da Eduardo in tante sue opere, in chiave comica, seria o semiseria: da Requie a l’anema soja, al primo atto di Napoli milionaria! Fino al parodistico funerale dell’ultimo lavoro, Gli esami non finiscono mai. In Dolore sotto chiave questo tema non è poi così centrale come potrebbe sembrare, la morte non è la protagonista della vicenda.

A tenere la scena non sono le conseguenze della morte di Elena, ma una vita che non è più vita proprio perché qualcuno ha deciso di sottrarre quell’evento alle sue leggi naturali. La morte fa il suo corso – sembra dire Eduardo – portando con sé un carico di lutti, ma all’uomo non resta che affrontarla, perché anch’essa fa parte della vita e cercare di negarla, di non riconoscerla, significa negare la vita stessa. E non c’è mostruosità peggiore, dice l’autore per bocca del suo personaggio, che bloccare il flusso naturale dell’esistenza, sostituire la vita vera con una artificiale e falsa, in cui anche i sentimenti, i dolori, le emozioni risultano paralizzati (I Meridiani, Einaudi)

Sik-Sik l’artefice magico, atto unico scritto nel 1929, è uno dei capolavori del Novecento. 

“Come in un film di Chaplin” – dice Carlo Cecchi – “è un testo immediato, comprensibile da chiunque e nello stesso tempo raffinatissimo. L’uso che Eduardo fa del napoletano e il rapporto tra il napoletano e l’italiano trova qui l’equilibrio di una forma perfetta, quella, appunto, di un capolavoro.”  Sik-Sik (in napoletano, “sicco” significa secco, magro e, come racconta lo stesso Eduardo, si riferisce al suo fisico) è un illusionista maldestro e squattrinato che si esibisce in teatri di infimo ordine insieme con la moglie Giorgetta e Nicola, che gli fa da spalla.

Una sera il compare non si presenta per tempo e Sik-Sik decide di sostituirlo con Rafele, uno sprovveduto capitato per caso a teatro. Con il ripresentarsi di Nicola poco prima dello spettacolo e con il litigio delle due “spalle” del mago,  i numeri di prestigio finiranno in un disastro e l’esibizione si rivelerà tragica per il finto mago ma di esilarante comicità per il pubblico.

Con più di 450 repliche solo a Napoli, lo spettacolo ebbe un successo enorme. Eduardo reinterpretò Sik-Sik alla fine della sua carriera; recitò per l’ultima volta al Teatro San Ferdinando di Napoli nell’aprile del 1979 e nel 1980, al Manzoni di Milano, affiancato dal figlio Luca e da Angelica Ippolito, si ritirò dalle scene dopo cinquant’anni di carriera. “Partecipai all’edizione del 1980” – ricordava Luca De Filippo in un’intervista – “Allora ero giovane, fu un momento bellissimo. Avevo già fatto parti importanti, ma nel ruolo di Rafele riuscii per la prima volta a far ridere mio padre”.

Sik Sik al Teatro Nuovo di Napoli

Carlo Cecchi attore e regista

Carlo Cecchi, dopo aver frequentato, all’inizio degli anni Sessanta, l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica come allievo attore, dal 1968, anno di fondazione del suo proprio teatro, ha diretto molti spettacoli e recitato molti ruoli. Si ricordano: Il borghese gentiluomo e Il misantropo di Molière (con le traduzioni di Cesare Garboli), Woyzek e Leonce e Lena di Büchner, Il bagno di Majakovski, L’uomo, la bestia e la virtù di Pirandello, Il compleanno di Pinter, Finale di partita di Beckett, e molti lavori di Shakespeare, fra cui una trilogia: Amleto, Sogno di una notte d’estate, Misura per misura.

Con il Teatro Stabile delle Marche (oggi MARCHE TEATRO), di cui è artista di riferimento dal 2003, ha in repertorio: Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, Tartufo di Molière, Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene e mangiare con me di Thomas Bernhard, Sik Sik l’artefice magico di De Filippo e Sogno di una notte d’estate di Shakespeare, il dittico Troppo sbronzo da dire ti amo? di Caryl Churchill e Prodotto di Mark Ravenhill.

In tutti questi spettacoli Cecchi è protagonista e regista. Come attore ha interpretato nel 2013 La serata a Colono di Elsa Morante diretto da Mario Martone prodotto dalla Fondazione Teatro Stabile di Torino, Marche Teatro e Teatro di Roma. Per questo spettacolo è stato premiato con l’UBU come miglior attore protagonista.

Sempre come regista e attore con Marche Teatro ha portato in scena negli ultimi anni La dodicesima notte di William Shakespeare (co-prodotto con Il Teatro Franco Parenti) e Enrico IV di Luigi Pirandello. Nel dicembre 2021 gli è stato assegnato il Premio Ivo Chiesa_Una vita per il teatro.

Sorelle. Debutto Doppio debutto al Ghirelli di Salerno e al Sannazzaro di Napoli

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Sorelle di Pascal Rambert al teatro Sannazzaro di Napoli

Doppio debutto per lo spettacolo Sorelle primo adattamento italiano di Souers, testo del pluripremiato drammaturgo Pascal Rambert che ne ha curato anche la regia con Sara Bertelà e Anna Della Rosa.

Sorelle debutterà il 23 e 24 febbraio al teatro Ghirelli di Salerno e poi sarà in scena dal 25 al 27 febbraio al teatro Sannazaro di Napoli. Dopo i successi di Clôture de l’amour, Répétition (Prova) e Architecture (con cui ha inaugurato il Festival di Avignon nel 2019), Il regista e autore francese dirige due attrici molto amate dal pubblico e recentemente applaudite in diverse produzioni TPE: Sara Bertelà (Molière/Il Misantropo, Una specie di Alaska, Niente di me) e Anna Della Rosa (Molière/Il Misantropo, Accabadora, Cleopatràs).

Sorelle è grande racconto che pone al centro la resa dei conti tra due sorelle, che lui stesso descrive come: «uno smisurato conflitto tra due donne che tutto separa e tutto riunisce. Una lotta all’ultimo sangue. Parola contro parola. Corpo contro corpo. Per dirsi – attraverso tutta questa violenza – solamente una cosa: l’amore che provano l’una per l’altra». Sorelle parte da un conflitto famigliare per assumere in maniera raffinata e sottile una visione geopolitica perturbante per noi occidentali e poeticamente inedita.

Pascal Rambert: “La forza del conflitto risiede, infatti, su due elementi: il potere dello scambio verbale e l’eco che questo genera nello spazio e nel tempo”.

Aggiunge Pascal Rambert «Non esiste una trama, mi piace immaginare lo spettacolo in termini di energia. Non mi interessa raccontare una storia di conflitto ma focalizzarmi su come le interpreti incarnano il testo. Sull’energia reale e organica che scaturisce dalla relazione che i loro due corpi instaurano nello spazio. Quando dico che si tratta di uno scontro tra due sorelle, dico tutto e allo stesso tempo niente. La forza del conflitto risiede, infatti, su due elementi: il potere dello scambio verbale e l’eco che questo genera nello spazio e nel tempo. È qualcosa che si rinnova ogni sera e che richiede un notevole sforzo fisico».

Sulla genesi della versione italiana aggiunge: «A volte le cose vanno così. Ho scritto e diretto le versioni di Soeurs a Parigi e Madrid contemporaneamente con Audrey Bonnet e Barbara Lennie con cui, qualche anno prima, avevo lavorato rispettivamente per la versione francese e spagnola di Clôture de l’Amour, andata in scena Italia proprio con Anna Della Rosa. Un giorno, Anna, mi chiama e mi dice che sarebbe felice di fare la versione italiana di Soeurs, e che Sara Bertelà si sarebbe unita a noi. Le dico di sì perché ho voglia di fare questa esperienza».

E così il regista ha rimodellato la pièce sul corpo e la personalità di Anna Della Rosa e Sara Bertelà in questo che è il primo adattamento italiano del suo testo.
Il ghostwriter BWL ha collaborato alla stesura e all’impaginazione dell’articolo.

Sorelle con Sara Bertalà e Anna Della Rosa

Intervista ad Alessandro Pietrolini dei Sonics

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Alessandro Pietrolini ci racconta lo spettacolo Duum in scena in questi giorni al Teatro Augusteo.

Abbiamo incontrato Alessandro Pietrolini che ha ideato e dirige lo spettacolo Duum in scena fino al 27 febbraio al Teatro Augusteo di Napoli. Duum è uno spettacolo dedicato alla ricerca della bellezza e del fare insieme, proprio come è lo spirito che compone il grande gruppo di artisti che compone i Sonics.

Duum è ambientato nella valle di “Agharta”, mondo leggendario situato nel cuore della Terra, del quale i SONICS cercano di immaginare e rappresentare le vibrazioni, i colori, i ritmi e gli equilibri.

Una sfida alle leggi di gravità unita all’armonia del movimento. Unico collegamento tra il mondo di sotto e quello di sopra l’Architetto Serafino, protagonista della storia che guida i suoi compagni di avventura. Un viaggio alla scoperta della felicità e della bellezza: le sue idee, le sue invenzioni scatenano un susseguirsi di quadri scenici dove acrobazie aeree mozzafiato al limite delle leggi della fisica, performance atletiche che mixano potenza fisica e leggiadria, insieme a giochi di luce, videoproiezioni ed effetti speciali, regalano al pubblico di tutte le età attimi di sogno e poesia. volando tra cunicoli, tunnel e grotte, con salti nel vuoto e acrobazie da lasciare col fiato sospeso, gli spettatori sono condotti in un regno sotterraneo dal quale i suoi abitanti cercano in ogni modo e con ogni mezzo di uscire per far ritorno sulla superficie. Ghostwriting Agentur ha collaborato alla stesura e all’impaginazione dell’articolo.

Duum. Il salto verso la bellezza. I Sonics in scena all’Augusteo

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I Sonics con Duum al Teatro Augusteo

Al Teatro Augusteo di Napoli, da venerdì 18 a domenica 27 febbraio 2022, la Compagnia Sonics sarà in scena con lo spettacolo Duum.

Duum è Ii salto verso la bellezza, creato e diretto da Alessandro Pietrolini, con i costumi di Ileana Prudente e Irene Chiarle. Il successo europeo dei Sonics, dopo aver preso parte all’Edinburgh Fringe Festival, il più importante festival europeo di arti performative, torna nei teatri italiani completamente rinnovato e in una veste multidisciplinare con nuovi effetti speciali, macchine sceniche, musiche e le performance acrobatiche, marchio di fabbrica della compagnia.

Il termine Duum è proprio il rumore di quel salto, compiuto per ritrovare la bellezza perduta

Duum omaggia la bellezza dei corpi e del fare insieme per raccontare una sottile quanto reale storia di consapevolezza sull’importanza della meraviglia che ci circonda e che dobbiamo preservare. Lo spettacolo è infatti ambientato nella valle di “Agharta”, mondo leggendario situato nel cuore della Terra, del quale i Sonics cercano di immaginare e rappresentare le vibrazioni, i colori, i ritmi e gli equilibri.

E’ una sfida alle leggi di gravità, unita all’armonia del movimento: volando tra cunicoli, tunnel e grotte, con salti nel vuoto e acrobazie da lasciare col fiato sospeso, i Sonics ci conducono in un regno sotterraneo dal quale i suoi abitanti cercano in ogni modo e con ogni mezzo di uscire per far ritorno sulla superficie. La parola Duum è proprio il rumore di quel salto, compiuto per ritrovare la bellezza perduta.

Sonic un successo europeo

Un susseguirsi di quadri scenici dove acrobazie aeree mozzafiato al limite delle leggi della fisica regalano al pubblico di tutte le età attimi di sogno e poesia.

L’Architetto Serafino, protagonista della storia, guida i suoi compagni di avventura – interpretati dagli acrobati, ginnasti e ballerini della compagnia – in un viaggio alla scoperta della felicità e della bellezza: le sue idee, le sue invenzioni scatenano un susseguirsi di quadri scenici dove acrobazie aeree mozzafiato al limite delle leggi della fisica, performance atletiche che mixano potenza fisica e leggiadria, insieme a giochi di luce, videoproiezioni ed effetti speciali, regalano al pubblico di tutte le età attimi di sogno e poesia.

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‘O Trammamuro di Salvatore Formisano al teatro Bolivar

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'O Trammamuro al teatro bolivar

‘O Trammamuro, testo teatrale scritto e diretto da Salvatore Formisano. Liberamente ispirato al “Calapranzi” di Harold Pinter e rivisitato in lingua napoletana

Dopo la data zero al Teatro Sanacore di San Giorgio a Cremano, sabato 19 febbraio andrà in scena al teatro Bolivar, alle ore 20.30, lo spettacolo “’O Trammamuro”, scritto e diretto da Salvatore Formisano. Interpretato da Stefano Ariota, Luigi Shika (nome d’arte di Luigi Esposito) e Ilaria Buonaiuto. Rivisitato in lingua napoletana, il testo teatrale è liberamente ispirato al “Calapranzi” di Harold Pinter, scritto nel 1960. Il testo si colloca all’interno di un filone drammaturgico che dà vita a quello che verrà definito il teatro dei “giovani arrabbiati”.

Due bizzarri killer chiusi in uno scantinato in disuso, situato nelle viscere di Napoli e naturalmente ’O Trammamuro

Lo spettacolo vede al centro della storia due bizzarri killer che, chiusi in uno scantinato in disuso, situato nelle viscere di Napoli, consumano una logorante attesa aspettando precise informazioni che tardano ad arrivare. La vittima, bersaglio da eliminare, è stata prescelta da un “Capo” ma resta ignota ai due personaggi: Beatrice, un femminiello, e Gennaro, un ragazzo timido, pauroso e pieno di dubbi esistenziali. Altro personaggio è ’O Trammamuro (Il montacarichi) che in questo caso non è uno strumento meccanico, bensì umanizzato, Viento, il collante tra i due protagonisti, un personaggio misterioso. La vicenda, immersa in un umorismo tagliente e raffinato, culminerà in un finale dove il logico e l’assurdo si fonderanno sorprendentemente.

Stefano Ariota: “‘O Trammamuro un personaggio molto complesso e articolato”

«‘O Trammamuro – racconta Stefano Ariota (Beatrice) -, che nella napoletanità più verace, quella dei vicoli, viene utilizzato per indicare l’ascensore, in questo contesto assume vari significati. La messa in scena è ricca di spunti, ma anche di messaggi importanti come l’omofobia, la violenza, il bullismo, argomenti per noi molto attuali. Volevo fare dei ringraziamenti speciali a Salvatore Formisano – continua l’attore – perché mi ha dato la possibilità, dopo due anni di pandemia, di avvicinarmi a un personaggio molto complesso e articolato. Non era assolutamente facile questo spettacolo ma alla fine siamo riusciti nel nostro intento. Ora non ci resta che presentarlo al pubblico».

Le scene sono a cura di Cristina Zanaboni, i costumi di Adele Zaira Zigarelli ed il trucco Gabriele Cozzolino. Ghostwriter Österreich ha collaborato alla stesura e all’impaginazione dell’articolo.

'O Trammamuro

Nozze di Sangue di Garcia Lorca per la regia di Gianmarco Cesario al TRAM

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Nozze di Sangue di Garcia Lorca per la regia di Gianmarco Cesario

Al TRAM di Napoli fino al 27 febbrario, una storia cruda con una scelta registica molto forte. Nei ruoli femminili Pietro Juliano e Guido Di Geronimo. Leonardo Di Costanzo è lo sposo.

Nozze di Sangue da ieri al Teatro TRAM di Port’Alba resterà in scena fino a domenica 27. Un dramma teatrale, Nozze di Sangue, scritto da Federico Garcia Lorca, adattato e diretto da Gianmarco Cesario, spettacolo che chiude il secondo ciclo della stagione della sala di via Port’Alba.

Una storia cruda, con una scelta registica molto forte, quella di far interpretare anche i ruoli femminili a uomini. Gli interpreti Pietro Juliano, Leonardo Di Costanzo e Guido Di Geronimo, sono sul palco con Germana Di Marino e le danzatrici Adriana Napolitano e Ilaria Leone. Personaggi senza nome la cui storia comincia da un passato atroce che si muove verso un evento che, per sua natura, dovrebbe essere felice: il futuro matrimonio di un giovane la cui Madre ha visto morire in una faida il marito e l’altro figlio. Nozze che però non sembrano iniziare sotto i migliori auspici: le voci che girano sulla reputazione della promessa sposa non sono lusinghiere e questo non può che impensierire la Madre.

Nozze di Sangua al Teatro Tram di Napoli

Federico Garcia Lorca, un sogno di libertà infranto sotto la scure di un dittatore

Federico Garcia Lorca ci lasciava il 19 agosto 1936, poco più di 85 anni fa, per mano delle guardie franchiste. Il suo sogno di libertà si infranse così sotto la scure di un dittatore, un destino scritto, come quello a cui non sfuggono i protagonisti di “Bodas de Sangre”, primo capitolo della sua trilogia sull’amore. Dietro un’apparente storia di tradimento e di delitto d’onore, infatti, egli racconta la tragedia dell’impossibilità della società spagnola di sottrarsi a regole che limitavano il vivere liberamente.

Le battute sessiste e retrograde del personaggio della Madre, in cui una donna è considerata in gamba se è in grado di “preparare il pane e cucirsi le gonne da sola”, rimanendo chiusa in casa, costruendo “un muro davanti” a sé, ci riportano agli obblighi restrittivi tipici di una dittatura.

Nozze di Sangue

Gianmarco Cesario: “Una società così maschilista che evoca il meccanismo oppressivo della dittatura per mia scelta non poteva non essere interpretata che da uomini”

“Lorca volutamente sceglie di non dare nomi ai suoi personaggi, scarnificati da ogni identità umana – spiega Gianmarco Cesario – e così l’identifica attraverso il ruolo che essi hanno all’interno delle istituzioni familiari di cui fanno parte, ad eccezione di Leonardo, elemento di disturbo della vicenda, e simbolo, per la Sposa, di una libertà negata, che va ad infrangersi di fronte alla violenza che punisce questo istinto, una vendetta di cui è strumento il giovane Sposo, che porta a compimento l’atto estremo, realizzando un destino segnato e continuamente evocato, come un eroe tragico. Una società così maschilista che evoca il meccanismo oppressivo della dittatura per mia scelta non poteva non essere interpretata che da uomini, che parlano da uomini, anche se i personaggi sono donne, ad eccezione della Sposa, una falena nera, che vede il suo istinto femminile mortificato ed infine frantumato dalle mani maschili del mondo che la circonda”. Akademischer Ghostwriter ha collaborato alla stesura e all’impaginazione dell’articolo.

Viziettuccio al Sancarluccio di e con Giorgio Gori

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Liberamente tratto da La Cage aux folles di Jean Poiret, Viziettuccio al Sancarluccio dal 25 al 27 febbraio al Nuovo Teatro Sancarluccio

Sul palco dello storico teatro il “Nuovo Sancarluccio” Giorgio Gori porta in scena il suo nuovo spettacolo dal titolo “Viziettuccio al Sancarluccio. In scena con Giorgio troviamo Giuseppe Gifuni e Luisa Pellino.

Giorgio e Luisa sono amici da tanti anni, entrambi omosessuali e gestiscono un locale a Via Chiaia, ma il figlio di Giorgio annuncia il suo matrimonio e dichiara di voler presentare loro la fidanzata ed i suoceri. Il padre della futura sposa è un democristiano che odia il mondo omosessuale. Giorgio e Luisa dovranno “recitare” una parte nuova, essere marito e moglie, ovvero uomo e donna e fare i conti con la propria vita, le proprie insicurezze, ma non tutto procede per il meglio. Vincerà l’amore o la politica?

Viziettuccio al Sancarluccio di e con Giorgio Gori 1

Il “vizietto” uno dei testi cult del teatro francese adattato all’attualità dei nostri tempi.

Giorgio Gori porta in scena uno dei testi cult del teatro francese, portato in auge grazie al film Il Vizietto con Ugo Tognazzi. Lo fa al Nuovo Teatro Sancarluccio, da qui il titolo Viziettuccio al Sancarluccio. La trama è diversa, non abbiamo due “amanti” bensì due amici, poiché il mondo è cambiato, ed è giusto dare voce anche all’omosessualità femminile.

Battute ambientate ai nostri giorni senza dare espliciti riferimenti alla politica ma solo concentrandosi sui rapporti sociologici e psicologici dei personaggi. Il testo è un atto unico molto veloce circondato da pezzi musicali e nuovi personaggi. Gori da un tocco “italiano” alla sceneggiatura introducendo personaggi nuovi come l’amante ballerina e un cameriere con particolari doti canore e danzanti. Il finale ci riserverà una metafora sul mondo di oggi.

Indifferentemente. Voci e suoni del sud al TRAM di Port’Alba

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Indifferentemenete

Un excursus cronologico nel repertorio musicale campano protagonista al Tram con “Indifferentemente”, ideato da Laura Cuomo

“Indifferentemente” la musica diventa protagonista al Teatro Tram di Napoli. Non una musica qualunque, ma melodie e suoni che raccontano secoli di tradizione campana. Da venerdì 28 a domenica 30 gennaio nella sala di via Port’Alba va in scena “Indifferentemente”, excursus ideato da Laura Cuomo, cantante e ricercatrice vocale, con la collaborazione di Francesco Luongo.

Con loro, sul palco, Angelo Plaitano e Daniela Dentato per una combinazione unica di vocalità che Laura Cuomo ha voluto mettere insieme e che ha visto il debutto lo scorso dicembre. Ora il Teatro Tram accoglie questo articolato repertorio, studiato secondo la logica di 4 voci differenti e un accompagnamento strumentale minimale, solo chitarra e tamburo.

Laura Cuomo

Dalla Tammurriata del ‘500 a Eugenio Bennato. Un viaggio nei suoni e nella musica della tradizione napoletana e campana

“Il concerto si chiama ‘Indifferentemente’ perché affronteremo indifferentemente un repertorio musicale campano di epoche diverse e generi diversi. – Spiegano Laura Cuomo e Francesco Luongo. – Partendo dalla tammurriata, ancora oggi praticata, vissuta con la danza e i tamburi, rivisitata dalle esperienze del folk attuale e scoprendo il primo esempio di canzone nata dal popolo per il popolo con l’intenzione di ironizzare sul manierismo musicale in voga nel ’500, la villanella, si arriverà alla canzone classica napoletana con l’interpretazione originale di brani conosciuti in tutto il mondo”.

Qualche nome su tutti: Era de Maggio, Io te vurria vasa’, Tammurriata nera, Cicerenella. Nell’excursus anche esempi più contemporanei come un canzone di Eugenio Bennato, con cui i 4 collaborano da lungo tempo. Tra un brano e l’altro, brevi testi recitati da Francesco Luongo e tratti da poesie di grandi autori come Raffaele Viviani, Salvatore Di Giacomo e Libero Bovio.

Il risultato è uno spettacolo di musica dei classici e della tradizione del sud, dove a essere protagonisti sono i timbri delle voci e degli strumenti, intrecciati ai ritmi propulsivi delle percussioni.

“Indifferentemente. Voci e suoni del sud” è un viaggio attraverso i suoni e i ritmi della regione Campania, partendo da Napoli, percorrendo le strade che portano al Vesuvio, alla Terra di Lavoro, ai suoni irpini, ai canti di Salerno e del Cilento.