Con Rossella Castellano e Luigi Parlato. Direttore di scena Fabiana Maresca. Costumi e oggetti di scena Barattoli Cosmici. Regia Rossella Castellano

SINOSSI – Nell’anno 1666 una terribile carestia si abbatte sul piccolo borgo di Malvignano: i campi sono aridi, i pozzi secchi, gli animali muoiono. Ridotto in miseria e affamato, il popolo fa sentire la sua voce, rivoltandosi contro l’autorità di Don Francisco Ferrante Mandraga, alto prelato ma di umili origini, dalla condotta discutibile, morbosamente attaccato alla ricchezza e al potere.

Ai margini della Selva di Pizzo Monte vive Aloysia, che dopo essere scappata dal convento in cui era stata rinchiusa, ha scelto di diventare una Janara, una strega, una donna reietta e perseguita perché diversa, donna libera ed emancipata quindi pericolosa per la società del tempo. Sentendosi minacciato dal popolo, Mandraga si autoproclama Inquisitore e accusa pubblicamente Aloysia di essere colpevole di stregoneria e unica responsabile della carestia, evidente castigo divino. Aloysia, vittima di ingiustizie passate, invece di tentare la fuga o nascondersi, decide di affrontare il proprio destino.

NOTE DI REGIA – La scelta registica si è orientata verso la costruzione di una scenografia ruotante per permettere veloci e serrati cambi di scena, contornati da tagli di luce netti in contrasto con zone d’ombra, per caratterizzare l’atmosfera cupa del Seicento, un secolo caratterizzato da violenza, superstizione, discriminazione e paura, che prendono forma come demoni inquietanti dell’immaginario popolare, materializzandosi nella figura esoterica del Voie Marrangone e attraverso il significato allegorico di elementi quali la troccola, le forbici arrugginite e le antiche litanie per allontanare gli spiriti maligni.

L’ennesimo atto di violenza ai danni di una donna sta per essere consumato: lo si percepisce nella strategia accusatoria dell’Inquisitore, nei gesti cadenzati del Boia, nel suono lamentoso della troccola, che richiama Vox Populi, elemento emblematico che abbiamo immaginato di rappresentare non fisicamente ma attraverso voci che risuonano sulla scena, come una folla in rivolta dove non è più possibile distinguere il singolo, ma un branco, tutti si lasciano trascinare dal sentimento dominante e unificante, nessuno ha il coraggio di opporsi.

Per la scelta dei costumi ci siamo attenuti a quelli tipici dell’epoca, ma abbiamo voluto deformare in maniera grottesca alcuni elementi per enfatizzare l’ambivalenza e le contraddizioni morali dei personaggi, come ad esempio l’orlatura della mantella dell’abito domenicano dell’Inquisitore. La giustapposizione e il capovolgimento del bianco e del nero nei tessuti, accompagnano di pari passo quello degli effetti di luce, a sancire lo scontro tra Janara e Inquisitore, magia e religione, conoscenza e superstizione, entrambi hanno una visione opposta e complementare di ciò che è bene e ciò che è male, ognuno mette in atto la propria trappola nella quale potrebbe rimanere irrimediabilmente invischiato.

Articolo precedenteLe nomination e le classifiche provvisorie della XVII edizione de I Corti della Formica
Articolo successivoITRIA scritto diretto ed interpretato da Aurora Miriam Scala