Aiuto regia Maria Chiara Pellitteri. Supporto tecnico Valerio Puppo

Ci troviamo in una stanza della mente. In un tempo non tempo, in un luogo non luogo, a ricordare. Colei che ricorda è Itria: una donna siciliana. Il suo è un ‘repitu’, un lamento funebre. Dal lamento parte il racconto, dal dolore viscerale. Tutto si accavalla come in un vortice di ricordi e di emozioni, un continuo susseguirsi di flashback e di bruschi ritorni al presente che fanno di Itria l’unica voce capace di evocare tutti i protagonisti di questa misteriosa pagina della storia italiana. La scena è pervasa dal tulle da sposa bianco.

Itria ricorda. Ricorda la purezza dell’amore e le brutture di un mondo che la vuole ancora schiava nella sua stessa terra. Ricorda le risate in famiglia, le parole taglienti del potere, la pioggia d’estate sotto la quale danza spensierata e gioiosa, ricorda l’assalto delle camionette, gli spari.

Il due Dicembre 1968, uno sciopero pacifico e non violento si trasforma in un eccidio. I braccianti di Avola scioperavano per chiedere la parità. Volevano essere pagati 3.480 lire e lavorare 7 ore e mezza esattamente come i braccianti della zona limitrofa. Volevano che giungesse anche nelle campagne della Sicilia Sud Orientale il controllo sulle assunzioni, e che il mercato di piazza non fosse più il metodo col quale scegliere i lavoratori, come fossero bestiame.

Itria ha tre figli ed è la moglie di Giuseppe Scibilia, bracciante di 46 anni, anche lui partecipe della protesta. Nella mente di Itria ogni ricordo è chiaro. Ogni istante. Dopo giorni e giorni di richieste da parte dei sindacati, i braccianti non riescono ad ottenere risposte dai proprietari terrieri, non c’è dialogo, non c’è apertura. Si decide per il blocco stradale. La celere irrompe ad Avola, nella statale 115, sparando ad altezza d’uomo. Decine e decine di feriti e due morti. Giuseppe Scibilia e Angelo Sigona perdono la vita.

Orde di giornalisti accorrono a raccontare l’accaduto. “I fatti di Avola” diventano l’emblema della lotta sindacale. I politici del tempo assicurarono: “si andrà fino in fondo alla faccenda”. Dopo oltre 50 anni dal fatto, e un’inchiesta secretata, nessuno ha mai saputo la verità. Nessun colpevole, nessuna risposta. Solo l’amara consolazione di essere stati il motore che ha portato alla stesura dello Statuto dei Lavoratori da parte del Ministro Brodolini. “Ma cu ammazzau a Peppe? A me maritu.”

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