martedì 21 Maggio 2024
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Farsescamente. Tre farse a cavallo tra XIX e XX secolo

Sorridere spensierati per ritrovare la forza di affrontare la realtà. Serve anche a questo il teatro e lo sa bene Gianmarco Cesario che porta in scena al Nuovo Sancarluccio di Napoli “Farsescamente”

Farsescamente, come raccontare la vita attraverso la risata. È questa la grande missione di un genere antico quanto il teatro, l’altra faccia della tragedia, che affrontava i grandi temi con l’utilizzo del mito. La farsa, invece, usa il paradosso per mostrarci l’uomo, le sue meschinità, i suoi drammi quotidiani. Drammi che non possono non indurci ad un sorriso grazie al quale arriviamo alla maggiore conoscenza di noi stessi.

Tre farse scritte a cavallo tra XIX e XX secolo da tre autori di differente linguaggio e cultura, ma accomunati dalla straordinaria visione comica. “Una domanda di matrimonio” di Anton Cechov, autore così esplicito nel suo voler indugiare sull’aspetto ridicolo del teatrino umano. Sempre in bilico tra riso e pianto.

“A’ scampagnata de’ tre disperate” di Antonio Petito, che al Sancarlino ha divertito con le sue farse e parodie proprio in contrapposizione con il cosiddetto “teatro serio” in scena al “Teatro Fondo”.

“Il cavaliere delle dame” di Eugene Labiche, uno dei padri della pochade francese. Labiche ci ha lasciato un patrimonio di ritratti e situazioni che, con sagacia, raccontano i tic del mondo moderno. Noi li abbiamo reinterpretati a favore di un pubblico che, un secolo dopo, è ancora disposto a ridere di sé stesso.

Sul palco del Teatro Nuovo Sancarluccio di Napoli, dal 10 al 11 dicembre, diretti da Gianmarco Cesario, con l’aiuto di Gianluca Masone, ci saranno Angela Rosa D’Auria, Ciro Scherma, Giuseppe Fedele, Leonardo Di Costanzo. Particolare la maschera di Pulcinella è realizzata dal Maestro Gennaro Patrone.

Redazione IDN
Redazione IDNhttps://napoli.itineraridellacampania.it
EDITOR E WEB DESIGNER. NATO A VENEZIA NEL 1973, VIVO E LAVORO FRA MILANO E NAPOLI. Sono nato nel 1973 a Venezia. Nascere e vivere a Venezia significa avere la fortuna di crescere respirando il profumo dell'arte in tutte le sue espressioni, dall'architettura alla pittura fino al cinema, così sin da subito mi sono lasciato trasportare da queste sensazioni. Da prima la fotografia, poi il teatro e la televisione, fino a scoprire, verso gli anni novanta, il piacere della sintesi e dell'impatto visivo del segno grafico. E' emozionante vedere stringere nelle mani di persone che non conosci e che non mi conoscono il frutto del mio lavoro.
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