Gori e Pellino divisi a Berlino

Venerdì 10 e Sabato 11 al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli Gori e Pellino divisi a Berlino. Uno spettacolo per riflettere e per sorridere con un omaggio nel titolo a al grande Principe De Curtis.

Gori e Pellino divisi a Berlino. Giorgio e Luisa l’uno di fronte l’altro davanti ad un quadro firmato dalla giovane artista Valeria Andinolfi, un quadro che rappresenta un muro di mattoni. Un momento di sfida, una sfida dell’uomo e della donna.

Gori e Pellino divisi a Berlino è un momento di sfida, una sfida come tante troviamo nella quotidianità che viviamo tutti i giorni ricercando l’amore. Le donne allontanano l’uomo dalla propria vita. L’uomo cerca di riconquistare la propria metà, come sosteneva Platone siamo alla ricerca della “mezza mela”, la nostra metà. Ma l’uomo riesce ad abbattere questo muro e venire incontro alla donna, ma soprattutto a rispettarla nel lavoro, nella vita e nell’amore.

La vera domanda che ci dobbiamo porre è come mai spesso esiste un muro tra l’uomo e la donna, due metà di una stessa mela

Luisa Pellino assieme a Enza Pellecchia e Giulia Tomacelli rappresenteranno la condizione della donna e la sua grazia e la classe, attraverso coreografie con una scelta della musica ben definitiva.

Giorgio Gori; assieme al suo cast di attori composto da Dino Porzio, Francesco Borrelli, Daniela Tamburro, Castrese Amoroso, Mara Tommasino; butta giù la quarta parete per dialogare in maniera comica con il proprio pubblico. Da chiedersi come mai esiste un muro tra un uomo e una donna fino a scoprire l’universo femminile attraverso monologhi, poesie e qualche sorpresa per il pubblico in sala.

Gori e Pellino divisi a Berlino è uno spettacolo per sorridere e per riflettere

Lo scopo dello spettacolo è far capire al pubblico l’inutilità dei muri, ogni muro, che sia tra uomo e donna, bianco o nero, destra o sinistra, deve avere la stessa fine del Muro di Berlino. Un richiamo storico ma anche un gioco di rime tra i due protagonisti. Gori prende spunto dal titolo Totò e Peppino divisi a Berlino per spiegare in realtà tutt’altro attraverso la complicità del teatro e della danza con le coreografie di Luisa Pellino.