martedì 17 Febbraio 2026
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Visitare Napoli in bicicletta

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Visitare Napoli in bicicletta
Visitare Napoli in bicicletta

Visitare Napoli in bicicletta, pedalando tra il Palazzo Reale, il Maschio Angioino, il Castel dell’Ovo, il lungomare e la villa comunale.

Visitare Napoli in bicicletta, pedalando tra il Palazzo Reale, il Maschio Angioino, il Castel dell’Ovo, il lungomare e la villa comunale. Potete trovare tutto il percorso sull’applicazione Itinerari di Napoli e potete prenotare l’escursione telefonando allo 081.419528 o sul sito www.ibikenaples.it

Napoli è una città che si offre in tutto il suo splendore in ogni situazione, ma visitare Napoli in bicicletta è sicuramente un modo entusiasmante per conoscere Napoli. Oggi vi presentiamo un primo percorso ideato da I Bike Naples. Una ciclopasseggiata di circa tre ore adatta a tutti, attraverso itinerari storico artistici per un turismo eco responsabile tra vicoli, piazze e vedute mozzafiato che solo Napoli può regalare.

E’ possibile dunque visitare Napoli in bicicletta lentamente e assaporando le atmosfere uniche di una città speciale come Napoli, pedalando davanti al Palazzo Reale ed  al suo Appartamento Storico in Piazza del Plebiscito o dentro la Villa comunale set del famoso film Totò Peppino e la malafemmina

Primo Maggio a Napoli ricco di eventi

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Primo Maggio a Napoli ricco di eventi
Primo Maggio a Napoli ricco di eventi

Un primo Maggio a Napoli ricco di eventi per inaugurare l’atteso Maggio Dei Monumenti

Un primo Maggio a Napoli ricco di eventi, che fortunatamente coincide con la prima domenica del mese, quando i musei sono aperti al pubblico con ingresso gratuito. Per questo motivo, oltre ad essere previsto l’ingresso gratuito nei musei, saranno organizzati anche degli eventi speciali con aperture straordinarie di altre strutture.
Tutti i musei statali, nonché le gallerie, i monumenti, gli scavi archeologici, i parchi ed i giardini monumentali saranno gratis, ma in più si potrà partecipare ad alcuni eventi nella Biblioteca Nazionale e alla Biblioteca Universitaria della Federico II. Saranno incontri incentrati sul sovrano Carlo III di Borbone, in occasione del trecentesimo anniversario della sua nascita.

Associazione Mani e Vulcani
storia di un Regno … passeggiata tra i fasti borbonici appuntamento esterno Caffè Gambrinus ore 10.00 Tel 081.5643978 – 081.5499953 cell. 3404230980 costo 5 euro

Associazione Mani e Vulcani
per i più piccoli appuntamento esterno Cimitero delle Fontanelle ore 10.00 Fontanelle day dalle 10.00 alle 15.00 Tel 081.5643978 – 081.5499953 cell. 3404230980 costo 5 euro

Associazione Hermes Turismo e Beni Culturali
Quartieri Spagnoli (da Monte Calvario al Teatro San Carlo) – appuntamento Via Toledo, ingresso metropolitana Linea 1 ore 11.00 prenotazione entro il giorno precedente alla visita dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle 14.30 alle 18.00 Tel. 3466702606 5 euro (escluso i biglietti d’ingresso dove previsti)

Associazione Vico Pazzariello
– cor più non mi sento – Passeggiata teatrale dedicata a Paisiello, Pino Daniele e gli artisti di Strada appuntamento Piazza Santa Maria La Nova ore 11.00 Tel 3314653232; 3664435288 – 10 euro (bambini gratis), opzione pranzo a Vico Pazzariello + 5 euro

Associazione Viviquartiere
strada del Re. Vergini, Sanità….e golosità (con degustazione) appuntamento ore 10.00 dalla stazione metrò di Piazza Cavour (linea2), arrivo alla Basilica di S.Maria della Sanità 8 euro Tel 3396304072

Pro Loco Capodimonte
visita guidata alla Reggia di Capodimonte – partenza ore 10.00 dal Museo di Capodimonte con arrivo in via Ponti Rossi (durata 2 ore circa) Tel 3207082318 – 5 euro

Associazione Napoli con i Napoletani
Carlo di Borbone e Raimondo di Sangro: due Geni a confronto nella Napoli del Settecento – appuntamento Piazza Dante ore 10.00 Tel 3498789600 – 8 euro

Associazione Thelema
Visita guidata all’Archivio Storico del Banco di Napoli (in occasione dell’apertura del nuovo percorso multimediale) appuntamento presso Palazzo Ricca, Via dei Tribunali 213 ore 10.30 – Tel 3206875887 7 euro

Associazione culturale Musica è
Il Real Orto botanico incantato di Re Carlo: visita con spettacolo – appuntamento ore 10.00 e ore 19.00 Tel. 3290306051 – 081 5535770 – 10 euro, 5 euro bambini fino ai dieci anni

Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa
Nei luoghi dei Borbone: lungo il percorso dei Re, alla scoperta del Museo di Pietrarsa e della Reggia di Portici Visite alla collezione dei rotabili storici del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa e mostra mercato nell’Orto Botanico e Museo Hercolanense della Reggia di Portici Museo di Pietrarsa ore 9.30 – 19.30; Reggia di Portici 9.00 – 19.00 Tel 081 472003 8 euro + 2 euro visita guidata

Archivio di Stato di Napoli

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Archivio di Stato di Napoli
Archivio di Stato di Napoli

Il patrimonio documentario conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli testimonia la storia della città e del territorio, che fino al 1860 comprendeva tutta l’Italia meridionale ed in parte anche la Sicilia, mentre dopo l’Unità d’Italia si limita alla sola provincia di Napoli.

Cimelio di particolare valore è il codice miniato della Confraternita di Santa Marta (secoli XV-XVII), contenente stemmi di personaggi eminenti, come Ladislao di Durazzo, Isabella di Lorena e Alfonso I d’Aragona.
L’Archivio di Stato di Napoli provvede alla conservazione ed alla valorizzazione degli archivi storici. Conserva i documenti provenienti dagli antichi Stati preunitari, quelli delle amministrazioni dell’Italia unita con sede a Napoli e gli archivi privati pervenuti a titolo di deposito o di dono. Cura l’ordinamento e la descrizione del patrimonio documentario, elaborando gli strumenti per la ricerca e la consultazione. Svolge attività di promozione e di diffusione culturale per la conoscenza e la fruizione del patrimonio documentario.
Promuove iniziative formative e protocolli d’intesa con istituti universitari.
Presso l’Archivio di Stato di Napoli ha sede una Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica di durata biennale, aperta anche ad allievi esterni, per l’insegnamento delle tecniche archivistiche e della lettura degli antichi documenti.

Al suo interno un archivio di grande importanza è costituito dai Catasti onciari, voluti da Carlo di Borbone per censire i beni dei sudditi dell’Italia meridionale, ad esclusione della città di Napoli e della Sicilia, per avviare un nuovo e più efficace sistema di imposizione diretta.
L’Archivio del Consiglio collaterale testimonia l’attività di governo svolta dai viceré spagnoli e austriaci e dai magistrati napoletani che li assistevano: il Consiglio, infatti, affiancava il Viceré, ma non mancarono casi di aperto e a volte violento contrasto.
Gli archivi della Delegazione della Real giurisdizione e del Cappellano maggiore, che giungono fino al 1808, riguardano la difesa delle prerogative sovrane nei confronti della Chiesa di Roma e l’amministrazione delle cappelle, dei luoghi di culto dei siti reali, dei benefici di regio patronato. Il Cappellano maggiore inoltre, durante il Seicento e i primi decenni del Settecento, soprintendeva all’Università degli studi di Napoli.
Nel 1734 il regno di Napoli conobbe la svolta più significativa, perché divenne uno stato del tutto autonomo, con un proprio re: Carlo di Borbone. Questi abolì il Consiglio Collaterale e lo sostituì con la Real camera di Santa Chiara, che divenne il supremo organo giurisdizionale e consultivo.
Alla figura del sovrano è legato anche l’Archivio farnesiano, ossia il complesso delle carte provenienti dal ramo materno di Carlo, la casa Farnese, che il nuovo sovrano portò con sé a Napoli in occasione del suo insediamento. In questo periodo vennero create le Segreterie di Stato, i cui documenti più tardi furono uniti a quelli prodotti dai Ministeri, istituiti durante il decennio francese.
Sono conservati nell’Archivio di Stato di Napoli anche molti complessi documentari appartenuti a Corporazioni religiose soppresse in tre fasi della storia del Mezzogiorno d’Italia (la restaurazione del 1799, il decennio francese e l’unificazione nazionale).
Fino all’arrivo dei francesi e alla riforma dell’ordinamento giudiziario voluta da Giuseppe Bonaparte, a Napoli e nel Regno operava un gran numero di tribunali e udienze locali. Fra i maggiori ricordiamo il Sacro Regio Consiglio, la Gran Corte della Vicaria, il Supremo Tribunale di Commercio. Sempre durante il decennio francese entrò in vigore nel Regno di Napoli il Codice Napoleone e fu istituito nel 1808 l’archivio dello Stato civile di Napoli e della sua provincia.
Nuovi archivi si crearono in occasione della restaurazione del 1821, quando Ferdinando I di Borbone operò un generale riordinamento amministrativo.scheda_consulte Comincia infatti nel 1822 la serie dei protocolli del Consiglio ordinario di Stato e nel 1824 l’archivio delle Consulte di Stato, che dovevano affiancare il Consiglio dei ministri e il sovrano nell’elaborazione legislativa.
Negli anni 1847-1848, durante l’esperienza costituzionale, Ferdinando II provvide ad articolare in specifici rami i complessi compiti già affidati al solo Ministero degli affari interni, creando i Ministeri dei lavori pubblici, dell’agricoltura, scheda_agricolturae della pubblica istruzione.
Dopo la dittatura di Giuseppe Garibaldi e il breve periodo della Luogotenenza delle province napoletane, Napoli si ridusse ad una dimensione provinciale e, nel 1865, fu completata anche l’unificazione amministrativa del Regno al resto d’Italia. scheda_prefetturaGli archivi principali, a partire da questo periodo, diventano quelli della Prefettura, organo che rappresenta il governo centrale nella provincia, e della Questura, massima autorità di polizia in ambito circondariale fino al 1927, poi in ambito provinciale.scheda_questura
Fra gli altri archivi merita una particolare segnalazione quello del Genio civile di Napoli, costituito dai documenti relativi ai lavori pubblici realizzati nella città, in qualche caso anteriori all’istituzione dell’ufficio nel 1882.
Dopo la seconda guerra mondiale, sotto la direzione di Riccardo Filangieri, l’Archivio di Stato di Napoli promosse l’acquisizione di Archivi privati di famiglie e persone, che prosegue tuttora. Fu acquistato, in particolare, l’ Archivio Borbone dagli eredi della ex-casa regnante residenti in Germania, che integra gli archivi di Casa reale conservati presso l’Istituto.

Appartamento Storico a Piazza Del Plebiscito

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Appartamento storico a Piazza Del Plebiscito
Appartamento storico a Piazza Del Plebiscito

Si fa l’ingresso a corte salendo Scalone d’onore, cui si accede dal Cortile d’onore del Palazzo, realizzato da Francesco Antonio Picchiatti, che si immette in un luminoso Ambulacro, in origine una loggia aperta, ora protetto da vetrate ottocentesche, su cui affacciano stanze e retrostanze dell’Appartamento storico nonché il Teatro di Corte e la Cappella Reale.

L’appartamento Storico Storico a Piazza Del Plebiscito detto anche Il Grande Appartamento di Etichetta voluto da Ferdinando II di Borbone si presenta nella forma museografica di “Appartamento Storico”; al suo interno sono visitabili la maggior parte delle sale più antiche nelle quali si volgevano le funzioni istituzionali e di rappresentanza, splendidamente decorate ed adorne di pitture, statue, arazzi e mobili d’epoca mentre non ci sono giunte le stanze e gli arredi di uso quotidiano (camere da letto, bagni, cucine). L’allestimento corrisponde per lo più alla sistemazione della Reggia in età sabauda, sebbene la parte seicentesca rivesta ancora un ruolo rilevante nella decorazione dei soffitti con affreschi di soggetto storico volti ad esaltare la gloria degli Spagnoli vincitori ed anche le testimonianze artistiche del XVIII e XIX secolo provvedono a documentare l’illustre ruolo della Reggia. Il percorso si snoda, a partire dalla Sala del Corpo diplomatico, attraverso numerose sale e retrostanze – si segnalano la Sala di Maria Cristina, che immette negli appartamenti abitati fino al 1837; lo Studio del Re, riccamente arredato con mobili di Weisweiler – fino al Salone d’Ercole, sede di balli e ricevimenti, costruito a metà del Seicento ed oggi caratterizzato dagli arazzi della serie di “Amore e Psiche” della Reale Fabbrica di Napoli tessuti da Pietro Duranti sui cartoni di Fedele e Alessandro Fischetti tra il 1783 e il 1789, nel quale è esposto il grande orologio bronzeo con Atlante che regge il globo, manifattura francese del XVIII secolo.  Dall’ambulacro si accede al Teatrino di Corte, l’antica “Sala Regia” seicentesca destinata alle festa e agli spettacoli con apparati mobili, allestita nella forma attuale da Ferdinando Fuga nel 1768. Sul lato orientale della loggia si apre la Cappella Palatina, costruita a partire dal 1646 su disegno di Cosimo Fanzago e dedicata all’Assunta, poi risistemata tra il 1808-15 da Antonio De Simone e poi da Gaetano Genovese e infine pesantemente rimaneggiata nel secondo dopoguerra ; all’interno, l’altare maggiore, proveniente dalla chiesa di Santa Teresa agli Studi, opera di Dionisio Lazzari di gran fasto con pietre dure, agate, lapislazzuli, onice, diaspri ed ametiste; sul soffitto l’Assunta di Domenico Morelli. Nella Cappella ha luogo l’esposizione permanente “Arte sacra di Palazzo” nell’ambito della quale è stato di recente allestito il prezioso Presepio del Banco di Napoli con sculture del XVIII e XIX secolo.

Pizzagourmet dove si mangia la pizza come nel settecento

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Sul Lungomare si trova la nuova pizzeria di Giuseppe Vesi, Pizzagourmet dove si mangia la pizza come nel settecento

Sul Lungomare è la nuova pizzeria di Giuseppe Vesi, il maestro pizzaiolo ideatore del concept Pizza gourmet. A poco più di un anno dall’apertura in viale Michelangelo al Vomero, Giuseppe Vesi fa il bis e sceglie il lungomare di Napoli per la sua seconda pizzeria: una struttura di circa 150 metri quadri per un totale di 80 coperti interni ed esterni con vista mozzafiato su Capri e la collina di Posillipo.
Il concept è lo stesso: qualità ed eccellenza per una nuova pizza napoletana che riallaccia i fili con la pizza di una volta, quando non esistevano farine raffinate, e al tempo stesso, celebra la cultura del cibo sano, pulito e giusto. Una scelta rigorosa e vincente, premiata anche recentemente dalla trasmissione Sky “4 ristoranti” di Alessandro Borghese che ha definito Giuseppe Vesi “ il pizzaiolo del futuro”.
Ad affiancare Giuseppe Vesi in questa nuova avventura è il figlio diciottenne Simone Vesi al suo debutto. Gli impasti, come in viale Michelangelo, sono realizzati da Giuseppe Vesi e sono frutto di studi e ricerca realizzati solo con farina non raffinata da grano tenero 100% italiano macinato a pietra; gli ingredienti sono solo i migliori prodotti campani e nazionali, a marchio Dop o Igp: una selezione attenta e appassionata che comprende i Pomodori San Marzano Dop e quelli del Pendolo del Vesuvio; i migliori latticini di bufala a marchio Dop, i famosi formaggi del maestro affinatore di fama internazionale Vittorio Beltrami; le Alici di menaica ed ancora il Sale marino integrale di Trapani, i Capperi di Salina, i salumi di Nero Casertano, la carne bovina Maremmana, le noci di Sorrento e l’origano di Pantelleria. “Il progetto di questa nuova pizzeria è in ideale continuità con quanto avviato più di un anno fa ed è coerente con la mia filosofia e la mia ricerca che mira al connubio tra gli impasti e un topping di alta qualità, dichiara Giuseppe Vesi.
Il menu di Pizza gourmet Lungomare ripropone alcuni cult di Vesi e alcune importanti novità di pizze classiche come La Cosacca nella sua versione rivisitata con pomodoro San Marzano, pomodorini del Piennolo del Vesuvio Dop, pecorino di Fossa Oviliss Ambrosia di Vittorio Beltrami e basilico e olio extra vergine di oliva Dop e Pizza Mastunicola, autentica pizza della memoria, con strutto di maiale casertano, pecorino di fossa Ovillis Ambrosia di Vittorio Beltrami e pepe nero di Lampong. La Quattro formaggi firmata dal maestro affinatore Vittorio Beltrami ( pecorino di fossa Ovillis Ambrosia, pecorino Vinaiolo, formaggio Carpegnolo, caprino del Covo. Una particolare menzione merita la Pizza Ripieno di Salumi di eccellenza al forno o fritta con salume di maiale casertano segnalato dall’Arca del Gusto di Slow Food e tra le Margherite La Corbarina: con i famosi pomodori di Corbara dei Monti lattari e provola di Agerola e naturalmente basilico e olio extra vergine di Oliva Dop. Nel menù anche una ricca selezione di insalate e panini “solo buoni” con carne maremmana e ingredienti Dop.
La selezione di vini e birre sono per veri puristi tutte a firma Triple A. Per gli amanti della birra una eccellenza: la Birra Trappista biologica olandese Trappe Puur. Accurata la selezione anche per i dolci realizzati solo con Latte Nobile dell’Appennino Campano.
Particolarmente curato e accogliente è anche il locale, in linea con Pizzagourmet di viale Michelangelo: maioliche dipinte che rievocano la tradizione della riggiola napoletana, tavoli di legno e seggiole impagliate, lambrì bianchi alle pareti e grandi lampadari di rame.
Pizzagourmet di Giuseppe Vesi Lungomare vuol essere una pizzeria che si distingue , che è esperienza diversa. Una selezione di materie sane e genuine. Questo è il mondo di Giuseppe Vesi, e di Pizza Gourmet: Un mondo per buongustai.

Corrado Tedeschi e Tosca D’Aquino al Teatro Cilea

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Corrado Tedeschi e Tosca D’Aquino al Teatro Cilea
Corrado Tedeschi e Tosca D’Aquino al Teatro Cilea

Corrado Tedeschi e Tosca D’Aquino al Teatro Cilea in Quel pomeriggio di un giorno da… star!

Corrado Tedeschi e Tosca D’Aquino al Teatro Cilea in Quel pomeriggio di un giorno da star! raccontano di Ambrogio Fumagalli un piccolo imprenditore, fondamentalmente onesto, che sta attraversando un periodo di grave difficoltà economica. E’ oppresso dai debiti e, quando arriva l’ennesima cartella erariale, sprofonda nella disperazione. Fra l’altro, un suo amico, che lavora nella Guardia di Finanza, lo avverte che è oggetto di un’inchiesta e i suoi telefoni sono sotto controllo. Ambrogio non sa davvero che pesci prendere, finché nella sua mente, ormai provata, si fa strada l’unica soluzione possibile: una rapina in banca.
Ha bisogno di un complice e mette al corrente del suo progetto, Arturo Colombo, il suo contabile. Arturo prova, nei confronti di Ambrogio, una vera e propria venerazione e, seppur con uno scontato timore, aderisce al piano. E’ sera nella filiale di periferia. Il Dottor Gustavo Barbieri, il direttore, la sportellista, Debora Locatelli, che hanno una relazione clandestina, e il vigilante albanese, Adrian Meta, stanno aspettando che l’unica cliente, una giornalista televisiva in disgrazia, Marta Giacomazzi, effettui l’ultima operazione allo sportello, quando i due improbabili rapinatori fanno irruzione nell’agenzia. Improvvisare un lavoro non è semplice, improvvisare una rapina lo è di meno. La loro goffaggine è davvero superlativa e diventa quasi farsesca, quando inavvertitamente Arturo fa scattare l’allarme e i due si ritrovano, circondati dalla polizia, nella banca con gli ostaggi. Marta Giacomazzi intuisce che finalmente è arrivato il momento del suo riscatto! Una giornalista ostaggio di due rapinatori che trasmette in diretta un’esperienza tanto drammatica! I Tg iniziano a dare la notizia, la strada della filiale viene interdetta al traffico e assediata da curiosi e giornalisti televisivi. E mentre Ambrogio comincia a realizzare in che guaio si è cacciato, Marta assapora il successo, immaginando la sua vita futura, la sua rivincita professionale. Una però è l’unica domanda da farsi: cosa succederà davvero in quell’agenzia di periferia? Vi aspettiamo per scoprirlo insieme.
Lo spettacolo di Gianni Clementi, da un’idea di Corrado Tedeschi, vede la regia di Ennio Coltorti e salire sul palco con Corrado Tedeschi e Tosca D’Aquino, ci saranno Augusto Fornari, Patricia Vezzuli, Claudio Moneta e Tullio Sorrentino.

Locandina Tedeschi 2

Il costo del biglietto è di 23 euro la platea e 20 la galleria ( il giovedì ore 21)
E di 30 euro la platea e 25 euro la galleria (il venerdì e sabato ore 21 e la domenica ore 18)
Teatro Cilea – via San Domenico 11- Napoli

Palazzo San Giacomo

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Palazzo San Giacomo
Palazzo San Giacomo

Sede dell’amministrazione comunale della città, Palazzo San Giacomo sovrasta l’ampia piazza Municipio. Infatti piazza Municipio, di forma rettangolare, occupa una vasta spianata che dalle falde di Pizzofalcone degrada lentamente verso il porto.

Palazzo San Giacomo pertanto è posto in un luogo suggestivo e fortemente scenografico con alle spalle la collina di San Martino, la Certosa e Castel Sant’Elmo e di fronte il panorama che guarda dritto verso il mare.

Nel 1819 Ferdinando IV decise di insiedarvi il Ministero Delle Finanze e affidò l’incarico di progettazione della fabbrica agli architetti Stefano e Luigi Gasse, i quali demolirono parte delle fabbriche esistenti, risparmiando la sola chiesa di San Giacomo Degli Spagnoli, che fu inglobata nel nuovo complesso, perdendo la facciata sostituita dal portale di destra di Palazzo San Giacomo.

Dopo l’unità d’Italia Palazzo San Giacomo, che aveva governato gli affari politici e sociali di tutto il Meridione, è diventato la più modesta sede dell’amministrazione napoletana. La facciata di gusto neoclassico, si presenta piuttosto monotona per la rigida simmetria e la serie ininterrotta di balconi e finestre; il basamento a doppio ordine presenta tre fornici disposti simmetricamente tra i portoni d’ingresso alle botteghe del pianoterra sormontati da altrettanti balconi; ai tre piani superiori balconi e finestre con timpani triangolari.

All’interno di Palazzo San Giacomo, nell’androne, statue di Ruggero e Federico II di Antonio Calì. Su un piedistallo lungo lo scalone è allocata una rozza testa marmorea di donna d’età greco arcaica, rinvenuta nel Cinquecento sulla collina di S. Aniello, e ritenuta la raffigurazione della sirena Partenope cui si deve l’antico nome della città

Chiesa di San Giacomo degli Spagnoli

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La chiesa di San Giacomo degli Spagnoli custodisce il Sepolcro del viceré Pedro de Toledo e di sua moglie Maria Ossorio Pimentel
La chiesa di San Giacomo degli Spagnoli custodisce il Sepolcro del viceré Pedro de Toledo e di sua moglie Maria Ossorio Pimentel

Inglobata nel Palazzo San Giacomo, sede municipale della città, la Chiesa di San Giacomo degli Spagnoli fu edificata dall’architetto Manlio nel 1540 per volere di don Pedro di Toledo

La Chiesa di San Giacomo degli Spagnoli è costruita per volere del viceré don Pedro de Toledo dall’architetto Ferdinando Manlio, il quale aveva già avuto incarichi di prestigio come la costruzione del palazzo vicereale, il piano di ampliamento della città e la ristrutturazione di Castel Capuano. La chiesa, ad eccezione della facciata, è l’unico edificio che resta come testimonianza dell’attività dell’architetto. Il viceré don Pedro de Toledo commissiona la chiesa e un ospedale destinati a curare gli indigenti spagnoli. La chiesa è suddivisa in tre navate, di cui la centrale è ricoperta da una volta a botte a lunette; mentre, quelle laterali, presentano una successione di cupolette. La chiesa di San Giacomo degli Spagnoli custodisce il Sepolcro del viceré don Pedro de Toledo e della sua prima moglie Maria Ossorio Pimentel, commissionato dallo stesso viceré a Giovanni da Nola. Il monumento funebre, datato 1570, è collocato su un basamento decorato ai cui angoli sono posti quattro Virtù e al centro un sarcofago su cui poggiano le due statue inginocchiate di Pedro de Toledo e di sua moglie. Sui lati del sarcofago, si vedono tre bassorilievi che raccontano tre momenti del governo spagnolo. Nella chiesa di San Giacomo degli Spagnoli sono conservati altri monumenti funebri oltre a dipinti di Marco Pino, Giovanni Bernardo Lama, Michele Curia, Pietro Bardellino e Domenico Antonio Vaccaro. E’ possibile ammirare l’imponente organo settecentesco, opera di Silverio Carello. Terminata la costruzione della chiesa è costruito l’ospedale, che occupa l’attuale superficie del Banco di Napoli. Le costruzioni sono riunite in un’unica istituzione con il nome di “Santa Casa e Chiesa di San Giacomo e Vittoria” e sono attive fino al 1809. Chiesa e ospedale sono soppressi da Gioacchino Murat. La Chiesa di San Giacomo degli Spagnoli presenta l’impianto originario ad eccezione della facciata, che ha subito trasformazioni in seguito a lavori successivi.

Teatro Mercadante

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Teatro Mercadante
Teatro Mercadante

Il Teatro Mercadante, deve il nome al musicista Fancesco Saverio Mercadante di origini pugliesi ma di formazione napoletana a cui fu dedicato il teatro nel 1870.

Il Teatro Mercadante fu costruito tra il 1778 e il 1779 dopoché, espulsi i gesuiti dal Regno di Napoli, i loro beni furono confiscati e andarono a costruire il “Fondo di separazione dei lucri” che decise di dar vita al teatro che prese inizialmente il nome di Teatro del Fondo.
Il Teatro Mercadante affaccia sull’antico largo del Castello Nuovo dove già esisteva il celebre teatro San Carlino, andato distrutto nell’800 insieme a baracche ed altre fabbriche fatiscenti per dare spazio alla piazza.

La facciata del Teatro Mercadante ripropone una composizione tipica dell’arte eclettica

La facciata ripropone una composizione tipica dell’arte eclettica con la ripartizione orrizzontale in tre ordini sovrastati da una sorta di timpano trapeiziodale; anche verticalmente risulta suddivisa in tre fasce da larghi pilastri leggermente a rilievo rispetto al fondo. I primi due ordini sono caratterizzati dalla presenza del bugnato e come il terzo possiedono un medesimo spartito delle bucature, tre al centro ed una su ciascun lato. L’ingresso tripartito è diviso da due colonne ioniche, utilizzate anche nelle bucature del secondo piano, mentre il terzo ordine è contraddistinto da otto statue di cariatidi, realizzate da Francesco De Matteis reggenti uno spesso cornicione merlato.

Il Teatro Mercadante nasce come Teatro del Fondo, dal nome di una società militare

Il Teatro Mercadante nasce come Teatro del Fondo, dal nome di una società militare (Fondo di separazione dei lucri) che mise in opera la struttura nel 1777-’78, con i proventi confiscati al Disciolto Ordine dei Gesuiti, affidandone la progettazione al colonello siciliano Francesco Securo. Nel 1779 inaugura con l’opera “L’infedele fedele” di Giovambattista Lorenzi, musica di Cimarosa.

Nel 1870 diventò Teatro Mercadante in onore dell’omonimo musicista pugliese formatosi a Napoli.

Dedicato particolarmente al genere operistico (“Opera buffa” e “Opera seria”), fu attivamente partecipe dei cambiamenti politici e culturali instaurati dalla Repubblica Partenopea (1799). In questo periodo diventò “Teatro Patriottico”, ospitando drammi e “Inni patriottici”, tra cui quello di Cimarosa, che costò al compositore la possibilità di rimanere a Napoli quando si restaurò la monarchia.

Con la Restaurazione il Mercadante recuperò la sua funzione operistica ed ospitò musicisti come Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento ospitò la grande prosa italiana e internazionale: Adelaide Ristori, Fanny Sadowski, Ermete Zacconi, Eleonora Duse, Sarah Bernhardt e Coquelin furono gli acclamati protagonisti di quella fertile stagione, senza tralasciare i nomi di punta del teatro napoletano (Antonio Petito, Eduardo Scarpetta, Roberto Bracco), anch’essi molto seguiti dal pubblico. Teatro sempre rivolto alle novità, nel 1914 ospitò una discussa “Serata Futurista” organizzata da Marinetti. Successivamente suoi grandi protagonisti furono Marta Abba e Luigi Pirandello.

Tra il 1920 ed il 1938 ci furono lavori di restauro e nel 1936 il soffitto si arricchisce con un pregevole dipinto a tempera di Francesco Galante dal titolo “Napoli marinara”. Dopo ulteriori opere di restauro, dal 1959 al 1963 ottenne il riconoscimento di Teatro Stabile, sotto la direzione di Franco Enriquez. Nel 1963 si ebbe la chiusura per inagibilità, dovuta a ragioni statiche.

Il Teatro Mercadante sede dell’Associazione Teatro Stabile della città di Napoli

L’Associazione Teatro Stabile della città di Napoli nasce nel 2002 nel settecentesco edificio del Teatro Mercadante per iniziativa di Regione Campania, Comune di Napoli, Provincia di Napoli, Comune di Pomigliano d’Arco, Istituzione Comunale per la Promozione della Cultura della Città di San Giorgio a Cremano. Soltanto tre anni dopo, il 23 giugno 2005, ottiene il riconoscimento ministeriale di “Teatro Stabile ad iniziativa pubblica”.

MACBETH La poltrona di Aniello Nigro

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MACBETH La poltrona di Aniello Nigro
MACBETH La poltrona di Aniello Nigro

Giovedì 31 marzo 2016, Teatro Elicantropo di Napoli MACBETH La poltrona di Aniello Nigro
La rilettura, contemporanea e tragicomica, del dramma shakespeariano mostra la realtà più cruenta dell’odierna sete di potere, al limite del legale

Dopo diversi anni di assenza dai palcoscenici partenopei, l’attore Aldo De Martino torna in scena, da giovedì 31 marzo 2016 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 3 aprile) al Teatro Elicantropo, affiancato da Monica Maiorino e Francesca Pica, con lo spettacolo MACBETH La poltrona di Aniello Nigro, per la regia di Monica Maiorino.
Presentato da Prospet, l’allestimento “scomoda” Shakespeare per trattare un argomento antico ma attualissimo: l’attaccamento alla poltrona. Frase che, ai giorni nostri, è spesso accostata a personaggi che dimostrano grande fedeltà all’oggetto più che al suo significato.
Macbeth non è più il barone di Glammis, ma un politico o aspirante tale. Non vi sono tutti i personaggi come Banquo, Duncan e le streghe, ma restano solo nel pensiero e nel ricordo, su una poltrona che rappresenta il potere, la realizzazione, la sicurezza e l’agiatezza.
Ci troviamo sulla terrazza di una casa “popolare”, dove il protagonista, aiutato dalla moglie, sta tramando qualcosa di poco lecito.
Egli è appena un’ombra nelle mani della moglie, entrambi figure incastrate in una scena e in un mondo che rappresenta tutto e niente. Paradossalmente, l’uomo è l’unico che cerca di mantenere un contatto con i valori, benchè il suo destino lo spinga in tutt’altra direzione, l’unico a vivere un reale conflitto.
Ma è la moglie, donna avida, spietata, a toccare i tasti giusti che muovono il marito oltre il limite della legalità, pur di ricevere onori e poteri maggiori. E quando compare, solo agli occhi dell’uomo, la figura di una giornalista, con le sue statistiche, le sue previsioni, si convince che il destino lo vuole proprio lì, su quella “poltrona”. La stessa che diventa obiettivo di vita, ma, al tempo stesso, anche la sua fine.
Accade, però, l’imprevisto che può cambiare il corso degli eventi, il risveglio imprevedibile, improvviso, devastante, di quella coscienza “impermeabile”, che non si lava con nessun sapone. Quella parte di noi che speriamo esista e si faccia sentire all’improvviso, che si ribelli alle brutture che si compiono.
La messa in scena di Monica Maiorino pone meticolosamente l’attenzione proprio sul vuoto esistenziale dei coniugi, frutto dell’ignoranza del protagonista, troppo schiavo dei vizi che gli tolgono qualsiasi lucidità e troppo schiavo di una dipendenza psicologica nei confronti di sua moglie.
Sono due capri espiatori scelti dal sistema, quello stesso sistema che insabbierà la serie di efferatezze compiute dai due, in un’atmosfera tra il trash di feste mondane e il teatrino triste del compromesso, tra la commedia e la tragedia, tra l’onirico e la mera realtà.

MACBETH. LA POLTRONA - Monica Maiorino, Aldo De Martino

Sinossi: MACBETH La poltrona di Aniello Nigro con Aldo De Martino, Monica Maiorino, Francesca Pica

Italia, data odierna; in un luogo assurdo asserragliato dai moderni miti di potere, un uomo, si ritrova ad essere eletto senza alcun mandato popolare. Un prescelto. La poltrona che egli ha ereditato, presto però, lo porterà a diventare un ossessionato del potere e, spinto dalla sua donna e da i media, a guardarsi dai possibili pretendenti. La commedia diventa di colpo una tragedia. La rilettura contemporanea e tragicomica del Macbeth Shakespeariano (sempre attuale), da parte del Nigro, mostra la realtà più cruenta dell’odierna sete di potere al limite del legale