Archivio di Stato di Napoli

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Archivio di Stato di Napoli
Archivio di Stato di Napoli

Il patrimonio documentario conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli testimonia la storia della città e del territorio, che fino al 1860 comprendeva tutta l’Italia meridionale ed in parte anche la Sicilia, mentre dopo l’Unità d’Italia si limita alla sola provincia di Napoli.

Cimelio di particolare valore è il codice miniato della Confraternita di Santa Marta (secoli XV-XVII), contenente stemmi di personaggi eminenti, come Ladislao di Durazzo, Isabella di Lorena e Alfonso I d’Aragona.
L’Archivio di Stato di Napoli provvede alla conservazione ed alla valorizzazione degli archivi storici. Conserva i documenti provenienti dagli antichi Stati preunitari, quelli delle amministrazioni dell’Italia unita con sede a Napoli e gli archivi privati pervenuti a titolo di deposito o di dono. Cura l’ordinamento e la descrizione del patrimonio documentario, elaborando gli strumenti per la ricerca e la consultazione. Svolge attività di promozione e di diffusione culturale per la conoscenza e la fruizione del patrimonio documentario.
Promuove iniziative formative e protocolli d’intesa con istituti universitari.
Presso l’Archivio di Stato di Napoli ha sede una Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica di durata biennale, aperta anche ad allievi esterni, per l’insegnamento delle tecniche archivistiche e della lettura degli antichi documenti.

Al suo interno un archivio di grande importanza è costituito dai Catasti onciari, voluti da Carlo di Borbone per censire i beni dei sudditi dell’Italia meridionale, ad esclusione della città di Napoli e della Sicilia, per avviare un nuovo e più efficace sistema di imposizione diretta.
L’Archivio del Consiglio collaterale testimonia l’attività di governo svolta dai viceré spagnoli e austriaci e dai magistrati napoletani che li assistevano: il Consiglio, infatti, affiancava il Viceré, ma non mancarono casi di aperto e a volte violento contrasto.
Gli archivi della Delegazione della Real giurisdizione e del Cappellano maggiore, che giungono fino al 1808, riguardano la difesa delle prerogative sovrane nei confronti della Chiesa di Roma e l’amministrazione delle cappelle, dei luoghi di culto dei siti reali, dei benefici di regio patronato. Il Cappellano maggiore inoltre, durante il Seicento e i primi decenni del Settecento, soprintendeva all’Università degli studi di Napoli.
Nel 1734 il regno di Napoli conobbe la svolta più significativa, perché divenne uno stato del tutto autonomo, con un proprio re: Carlo di Borbone. Questi abolì il Consiglio Collaterale e lo sostituì con la Real camera di Santa Chiara, che divenne il supremo organo giurisdizionale e consultivo.
Alla figura del sovrano è legato anche l’Archivio farnesiano, ossia il complesso delle carte provenienti dal ramo materno di Carlo, la casa Farnese, che il nuovo sovrano portò con sé a Napoli in occasione del suo insediamento. In questo periodo vennero create le Segreterie di Stato, i cui documenti più tardi furono uniti a quelli prodotti dai Ministeri, istituiti durante il decennio francese.
Sono conservati nell’Archivio di Stato di Napoli anche molti complessi documentari appartenuti a Corporazioni religiose soppresse in tre fasi della storia del Mezzogiorno d’Italia (la restaurazione del 1799, il decennio francese e l’unificazione nazionale).
Fino all’arrivo dei francesi e alla riforma dell’ordinamento giudiziario voluta da Giuseppe Bonaparte, a Napoli e nel Regno operava un gran numero di tribunali e udienze locali. Fra i maggiori ricordiamo il Sacro Regio Consiglio, la Gran Corte della Vicaria, il Supremo Tribunale di Commercio. Sempre durante il decennio francese entrò in vigore nel Regno di Napoli il Codice Napoleone e fu istituito nel 1808 l’archivio dello Stato civile di Napoli e della sua provincia.
Nuovi archivi si crearono in occasione della restaurazione del 1821, quando Ferdinando I di Borbone operò un generale riordinamento amministrativo.scheda_consulte Comincia infatti nel 1822 la serie dei protocolli del Consiglio ordinario di Stato e nel 1824 l’archivio delle Consulte di Stato, che dovevano affiancare il Consiglio dei ministri e il sovrano nell’elaborazione legislativa.
Negli anni 1847-1848, durante l’esperienza costituzionale, Ferdinando II provvide ad articolare in specifici rami i complessi compiti già affidati al solo Ministero degli affari interni, creando i Ministeri dei lavori pubblici, dell’agricoltura, scheda_agricolturae della pubblica istruzione.
Dopo la dittatura di Giuseppe Garibaldi e il breve periodo della Luogotenenza delle province napoletane, Napoli si ridusse ad una dimensione provinciale e, nel 1865, fu completata anche l’unificazione amministrativa del Regno al resto d’Italia. scheda_prefetturaGli archivi principali, a partire da questo periodo, diventano quelli della Prefettura, organo che rappresenta il governo centrale nella provincia, e della Questura, massima autorità di polizia in ambito circondariale fino al 1927, poi in ambito provinciale.scheda_questura
Fra gli altri archivi merita una particolare segnalazione quello del Genio civile di Napoli, costituito dai documenti relativi ai lavori pubblici realizzati nella città, in qualche caso anteriori all’istituzione dell’ufficio nel 1882.
Dopo la seconda guerra mondiale, sotto la direzione di Riccardo Filangieri, l’Archivio di Stato di Napoli promosse l’acquisizione di Archivi privati di famiglie e persone, che prosegue tuttora. Fu acquistato, in particolare, l’ Archivio Borbone dagli eredi della ex-casa regnante residenti in Germania, che integra gli archivi di Casa reale conservati presso l’Istituto.

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