martedì 10 Febbraio 2026
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Il Trono di Palazzo Reale a Napoli: il ritorno dopo il restauro e la scoperta che cambia la storia

Il Trono di Palazzo Reale a Napoli torna a splendere nella sua sala dopo un lungo restauro, portando con sé una rivelazione storica che ne cambia completamente la paternità: non un arredo borbonico, ma un simbolo del potere sabaudo.

Quando il trono di Palazzo Reale ha lasciato Napoli, nel settembre del 2024, la sua assenza ha avuto il peso silenzioso delle cose importanti. Un vuoto temporaneo, necessario, che pochi immaginavano avrebbe portato non solo a un recupero conservativo, ma a una vera e propria revisione della sua identità storica. Dopo oltre sedici mesi, il rientro nella Sala del Trono dell’Appartamento di Etichetta non ha restituito semplicemente un arredo restaurato, ma un’opera capace di riscrivere una parte significativa della storia del palazzo.

Il restauro a Venaria Reale: una pratica di conoscenza scientifica

L’intervento si è svolto nell’ambito della XX edizione di Restituzioni, il programma promosso da Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Ministero della Cultura, ed è stato realizzato presso il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” di Torino. Qui il trono è stato sottoposto a un articolato progetto conservativo, preceduto da una campagna diagnostica preliminare che ha permesso di caratterizzare i materiali costitutivi, studiarne la stratificazione e ricostruirne la storia conservativa.

Tra le indagini più rilevanti, la radiografia digitale integrale dell’arredo, eseguita con un apparato radio-tomografico unico nel suo genere, appositamente realizzato per manufatti di grandi dimensioni. Uno strumento che ha consentito di leggere la struttura interna del trono e di orientare con precisione ogni scelta progettuale.

Tecnologia laser e sostenibilità: la materia torna a parlare

Il restauro ha coinvolto sia la complessa struttura lignea scolpita e dorata sia le componenti tessili e la passamaneria. Una parte significativa della pulitura superficiale è stata condotta mediante l’impiego della tecnologia laser, scelta consapevole anche in funzione della sostenibilità ambientale dell’intervento. L’uso del laser ha permesso alla sottile lamina metallica della doratura di recuperare una luminosità compromessa da sostanze alterate non originali, riducendo drasticamente il ricorso a solventi chimici.

A questa fase è seguito un accurato intervento di consolidamento delle aree decoese e una riequilibratura cromatica finalizzata a garantire una corretta leggibilità estetica e materica dell’insieme, nel rispetto dei principi di stabilità, reversibilità e riconoscibilità delle integrazioni.

Analisi stratigrafica: un’opera complessa tra dorature e rifacimenti

Le indagini scientifiche hanno inoltre evidenziato la presenza di rifacimenti parziali e successive campagne di manutenzione, tra cui almeno due ridorature. L’identificazione di materiali come il bianco di zinco, riconducibili a produzioni a partire dagli anni Venti del Novecento, ha consentito di datare con precisione alcuni interventi successivi. Sono state rilevate anche applicazioni di porporine, gommalacca e integrazioni pittoriche a acquerello, in particolare sui musi e sulle zampe dei leoni alati che decorano i braccioli.

Lo stato di conservazione risultava compromesso dall’eterogeneità e dall’alterazione di questi materiali, rendendo necessario un intervento selettivo e graduale, capace di restituire unità visiva senza cancellare la storia dell’opera.

Il recupero dei tessili: seta e passamanerie dell’Antica Fabbrica Massia

Particolarmente delicato è stato l’intervento sui rivestimenti tessili. Il velluto di seta originale, coevo alla realizzazione della parte lignea, si presentava in uno stato di degrado avanzato: la perdita quasi totale del vello aveva compromesso non solo l’aspetto decorativo, ma anche la funzione stessa del rivestimento. In accordo con la Direzione di Palazzo Reale di Napoli, si è quindi optato per la sostituzione integrale del tessuto, scegliendo velluti di seta di produzione contemporanea, capaci di garantire continuità tecnica, materica e cromatica con l’originale.

Analoghe valutazioni hanno guidato l’intervento sulle passamanerie in filato metallico. Dopo un’attenta analisi tecnico-scientifica, i galloni più compromessi sono stati riprodotti a telaio dalla “Antica Fabbrica Passamanerie Massia Vittorio” di Torino, mentre quelli meglio conservati sono stati sottoposti a un intervento di pulitura mirata, consentendo un recupero armonico dell’insieme.

La scoperta di Carmine Napoli: il trono è dei Savoia, non dei Borbone

Parallelamente al restauro, gli studi archivistici hanno aperto uno scenario del tutto inatteso. Su fondi conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato e l’Archivio di Stato di Napoli è emersa una fitta corrispondenza relativa all’ammodernamento della Sala del Trono voluto da Casa Savoia. Il documento chiave, rinvenuto dallo studioso Carmine Napoli, ex funzionario del Palazzo Reale, è una fattura del 1874 presentata dall’intagliatore Luigi Ottajano, attestante l’esecuzione dell’intero trono, descritto come “una ricca sedia del trono scolpita e dorata stile Impero”, oltre ad altri interventi per il rinnovamento della sala.

Il trono, fino a oggi catalogato come borbonico e datato tra il 1845 e il 1850, risulta dunque commissionato dai Savoia e liquidato nel 1874. Uno slittamento cronologico di circa trent’anni che non rappresenta solo una correzione attributiva, ma una vera riscrittura della storia del manufatto e del Palazzo Reale.

Luigi Ottajano: l’intagliatore napoletano che creò l’immagine dei Savoia

All’Ottajano (Napoli, 1828 – ?) era finora attribuito il solo coronamento con l’aquila sabauda, emblema della nuova dinastia, mentre la sedia era ritenuta di epoca borbonica. La scoperta restituisce invece all’artigiano napoletano la piena paternità dell’opera. Già autore, insieme a Domenico Morelli, della culla per la nascita di Vittorio Emanuele III,donata dalla città di Napoli alla regina Margherita e oggi esposta alla Reggia di Caserta, Ottajano emerge come figura centrale nella definizione dell’immagine del potere sabaudo nel Sud Italia.

Caratteristiche dello Stile Impero nel Trono di Napoli

Il trono presenta un sedile a tamburo e una struttura che rimanda chiaramente allo stile Impero, con braccioli decorati da leoni alati di forte impatto scultoreo. La spalliera ottagonale, ornata da borchie e rosette classicheggianti, richiama modelli illustri come il trono di Napoleone I disegnato da Charles Percier e Pierre-François Fontaine, oggi conservato al Louvre. Scelte formali che testimoniano la volontà della nuova dinastia di affermare continuità e autorità attraverso un linguaggio simbolico preciso.

Il valore politico del trono nella Reggia di Napoli

La decisione di dotare la Reggia napoletana di un trono realizzato ex novo è indicativa dell’importanza che Casa Savoia attribuiva al complesso monumentale e alla città, già capitale del Regno borbonico. Un gesto che non è solo decorativo, ma politico e culturale, e che oggi, grazie alla ricerca, torna leggibile nella sua portata storica.

Un lavoro corale tra Napoli e Torino

Il restauro è stato condotto dalla Fondazione Centro per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale”, con il coinvolgimento dei Laboratori di Arredi Lignei e di Manufatti Tessili, sotto la direzione tecnico-scientifica di Michela Cardinali. Un lavoro corale che ha visto impegnati restauratori, diagnostici, fotografi e studiosi, confermando il valore del museo come luogo di produzione di conoscenza, come ha sottolineato anche Massimo Osanna, Direttore generale Musei.

Il ritorno a Napoli: la Sala del Trono riapre al pubblico

Dopo un breve ma significativo percorso espositivo alla Reggia di Venaria Reale e al Palazzo delle Esposizioni di Roma, il trono è tornato a Napoli, preceduto da interventi di restauro sui tessili della Sala del Trono: tappeti, pedana, mantovane e baldacchino, curati direttamente in situ e visibili al pubblico durante le fasi operative.

Napoli, una città d’arte che non finisce mai di stupire

Oggi il trono è di nuovo al centro della sala che gli dà il nome ed è possibile ammirarlo proprio dal 10 febbraio. Non è soltanto un oggetto restaurato, ma un testimone silenzioso di una storia che continua a rivelarsi. Napoli sorprende proprio per questo: perché anche ciò che sembra noto può ancora cambiare volto, restituendo nuove letture e nuove domande. Le sue ricchezze non sono mai scontate, perché nascono dalla stratificazione, dalla cura e dal tempo. Ed è in questa capacità di non esaurirsi mai che la città continua, ostinatamente, a incantare.

FAQ – Visitare il Trono di Palazzo Reale a Napoli

Quando è possibile vedere il trono restaurato?

Il trono è visibile al pubblico presso la Sala del Trono di Palazzo Reale a Napoli a partire dal 10 febbraio 2026.

Chi ha costruito il trono di Palazzo Reale?

Recenti scoperte d’archivio hanno attribuito l’opera all’intagliatore napoletano Luigi Ottajano, che lo realizzò nel 1874 su commissione dei Savoia.

Perché il trono è considerato una scoperta storica?

Per decenni è stato ritenuto un manufatto di epoca borbonica (1845-1850). Il restauro e gli studi del 2024-2025 hanno invece dimostrato la sua origine sabauda

Dove si trova la Sala del Trono a Napoli?

Si trova all’interno dell’Appartamento di Etichetta del Palazzo Reale di Napoli, in Piazza del Plebiscito.

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