Un viaggio tra fede, arte e secolari tradizioni popolari che trasformano l’isola di Arturo e la Penisola Sorrentina in teatri della memoria.
La Settimana Santa in Campania non è solo una ricorrenza religiosa, ma un’esperienza sensoriale che coinvolge intere comunità, fondendo la sacralità del rito con una creatività artistica unica al mondo. Le celebrazioni campane ruotano attorno alla Passione di Cristo, ma lo fanno attraverso linguaggi rituali e simbolici profondamente diversi.
Indice dei Contenuti
- La Processione dei Misteri a Procida: arte e identità
- La Congregazione dei Turchini e il borgo di Terra Murata
- La Settimana Santa a Sorrento: penitenza e silenzio
- La Processione Bianca e la Processione Nera
- Simboli a confronto: i Misteri procidani e i Martìri sorrentini
- FAQ – Domande frequenti sulla Pasqua in Campania
La Processione dei Misteri a Procida: arte e identità
La Settimana Santa in Campania è un viaggio nella memoria collettiva, un intreccio di fede, storia e identità popolare che si rinnova ogni anno. Tra le tradizioni pasquali più intense e radicate emergono i Misteri di Procida e le processioni penitenziali di Sorrento. Entrambe ruotano attorno alla Passione di Cristo, ma lo fanno attraverso linguaggi rituali e simbolici profondamente diversi.
Sull’isola di Procida, la Processione dei Misteri rappresenta uno degli eventi più sentiti dell’intero calendario religioso. Le sue origini si collocano tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, in un periodo in cui le confraternite religiose si diffondevano sotto l’influenza della cultura spagnola nel Regno di Napoli.
La Congregazione dei Turchini e il borgo di Terra Murata
A custodire e tramandare il rito è la storica Congregazione dell’Immacolata dei Turchini, riconoscibile per le caratteristiche mantelline azzurre.
Il Venerdì Santo, di mattina presto, il corteo prende vita dal borgo di Terra Murata, cuore antico e fortificato dell’isola. Da lì si snoda lungo le strade fino a Marina Grande, accompagnato da marce funebri scandite da trombe e tamburi. Protagonisti assoluti sono i “Misteri”: strutture allegoriche tridimensionali che raffigurano episodi biblici legati alla Passione, alla Morte e alla Resurrezione.
La particolarità procidana sta nella loro natura non teatrale. Non vi sono attori in scena, ma composizioni scenografiche costruite ogni anno ex novo, spesso tra quaranta e sessanta, realizzate con legno, cartapesta e materiali leggeri. La loro creazione coinvolge giovani, famiglie e gruppi dell’isola, trasformando la preparazione in un laboratorio comunitario che rafforza il senso di appartenenza. A chiudere la processione sono le statue dell’Addolorata e del Cristo Morto, tra cui spicca un’opera lignea settecentesca attribuita a Carmine Lantriceni.
Più che uno spettacolo parliamo di un rito identitario che unisce arte e spiritualità.


La Settimana Santa a Sorrento: penitenza e silenzio
A Sorrento la Settimana Santa assume un tono diverso, più austero e meditativo. Le celebrazioni affondano le radici nel Medioevo e si consolidano dal Cinquecento grazie all’attività delle confraternite laicali. Tra le più importanti vi sono l’Arciconfraternita di Santa Monica e la Venerabile Arciconfraternita della Morte, che ancora oggi organizzano i momenti centrali del triduo pasquale.
La Processione Bianca e la Processione Nera
La notte tra Giovedì e Venerdì Santo si svolge la Processione Bianca, dedicata alla Madonna Addolorata. I confratelli, vestiti di bianco e con il volto coperto dal cappuccio in segno di anonimato e penitenza, percorrono le strade cittadine in un silenzio carico di tensione spirituale, rievocando la ricerca del Figlio arrestato. La sera del Venerdì Santo è invece il momento della Processione Nera del Cristo Morto, guidata dall’Arciconfraternita della Morte. Il saio scuro, le fiaccole e le marce funebri accentuano il senso di lutto e contemplazione.
A differenza di Procida, qui non sfilano tavole allegoriche ma i cosiddetti “martìri”, i simboli della Passione: la corona di spine, i chiodi, la lancia, la spugna imbevuta d’aceto. Questi oggetti, insieme alle statue sacre, trasformano il corteo in un percorso di meditazione collettiva. Il canto del Miserere, spesso eseguito in latino, amplifica l’atmosfera e coinvolge emotivamente fedeli e spettatori.
Simboli a confronto: i Misteri procidani e i Martìri sorrentini
Procida e Sorrento rappresentano due modi differenti di vivere la Pasqua, ma condividono la stessa radice spirituale. L’isola privilegia l’espressione artistica e la costruzione corale dei Misteri, rinnovati ogni anno; la penisola sorrentina conserva un impianto più penitenziale, fondato sul silenzio, sul canto liturgico e sull’anonimato dei confratelli.
In entrambi i casi non si tratta di semplici eventi folkloristici, ma di riti secolari che continuano a parlare alle nuove generazioni. Tra l’alba che illumina Terra Murata e la notte scandita dal Miserere a Sorrento, la Campania racconta così la propria identità attraverso la fede, la memoria e la partecipazione collettiva.
FAQ – Domande frequenti sulla Pasqua in Campania
Quando si svolge la Processione dei Misteri a Procida?
La processione ha luogo la mattina del Venerdì Santo e parte dall’antico borgo di Terra Murata per scendere verso la Marina Grande lungo le strade dell’isola.
Cosa rappresentano i “Misteri” di Procida?
Sono manufatti artistici tridimensionali realizzati in cartapesta e legno che raffigurano scene della Bibbia o della Passione. Vengono distrutti dopo la processione o conservati in parte, per essere ricostruiti l’anno successivo.
Qual è il significato delle processioni di Sorrento?
La Processione Bianca (notte tra giovedì e venerdì) simboleggia la Madonna alla ricerca di Gesù; la Processione Nera (venerdì sera) rappresenta il trasporto del corpo di Cristo al sepolcro.
Cosa sono i “Martìri” nelle processioni sorrentine?
Sono gli oggetti fisici che richiamano le sofferenze di Cristo: la corona di spine, la lancia di Longino, i chiodi e il sudario.






