martedì 21 Maggio 2024
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Villa Comunale set del film Totò Peppino e la malafemmina

La Villa Comunale è la location del film Totò, Peppino e la malafemmina, nel quale Gianni, interpretato da Teddy Reno, passeggia con l’amico Raffaele, interpretato da Nino Manfredi. Gianni racconta di voler rintracciare la bella sconosciuta incontrata la sera prima e della quale è follemente innamorato. Mentre azzardano ipotesi su chi possa essere questa ragazza, i due scoprono che si tratta di un’attrice poiché vedono la sua fotografia su un manifesto. Sempre nella Villa Comunale, in Neapolitan Mouse, Tom e Jerry si inseguono intorno alla cosiddetta Fontana della Tazza di Porfido.

La Villa Comunale è inserita tra Piazza Vittoria e Piazza della Repubblica mentre ai lati è fiancheggiata dalla Riviera di Chiaia e via Caracciolo. La prima idea di creare un passeggio alberato risale al 1697 con il viceré duca di Medinacoeli, ma è con Ferdinando IV che il progetto si realizza. Il re affida l’incarico a Carlo Vanvitelli, il quale si avvale della collaborazione e della consulenza del giardiniere Felice Abbate. Vanvitelli si ispira ai giardini francesi: lunghi viali paralleli e l’inserimento di statue e fontane. L’11 luglio 1781 è inaugurata la Villa Reale. La denominazione comunale risale al 1869. Nel corso dei secoli XIX e XX, la Villa Comunale viene ampliata e arricchita con sculture, gruppi in marmo, fontane e copie di opere antiche e rinascimentali, realizzate alla metà del Settecento. La Villa Comunale ospita la Cassa Armonica in ghisa e vetro, la Stazione Zoologica Anton Dohrn, che ha al suo interno l’Acquario, la Casina Pompeiana e il Tempietto circolare di Torquato Tasso.

Redazione IDN
Redazione IDNhttps://napoli.itineraridellacampania.it
EDITOR E WEB DESIGNER. NATO A VENEZIA NEL 1973, VIVO E LAVORO FRA MILANO E NAPOLI. Sono nato nel 1973 a Venezia. Nascere e vivere a Venezia significa avere la fortuna di crescere respirando il profumo dell'arte in tutte le sue espressioni, dall'architettura alla pittura fino al cinema, così sin da subito mi sono lasciato trasportare da queste sensazioni. Da prima la fotografia, poi il teatro e la televisione, fino a scoprire, verso gli anni novanta, il piacere della sintesi e dell'impatto visivo del segno grafico. E' emozionante vedere stringere nelle mani di persone che non conosci e che non mi conoscono il frutto del mio lavoro.
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