mercoledì 24 Aprile 2024
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Pendino Santa Barbara in Le quattro giornate di Napoli

Il pittoresco scorcio con la scala di Pendino Santa Barbara è teatro di un altro momento de Le quattro giornate di Napoli: mentre i soldati nazisti sono impegnati a salire questa scalinata, i ribelli napoletani scagliano su di loro suppellettili di ogni specie (letti, mobili, ecc.), lanciate dai balconi sovrastanti.

Pendino Santa Barbara, ripida gradinata risalente al Medioevo, collega il sedile di Porto con la sede ottocentesca della Borsa di Napoli alla parte antica della città. Al termine della salita si arriva davanti a Palazzo Penne, costruito da Antonio Penne, segretario di Ladislao. L’anno di costruzione di Palazzo Penne risale al 1406, leggibile nella fascia marmorea del portale. Purtroppo, non si conosce il nome dell’architetto. La facciata presenta un portale bicromo ad arco ribassato, sormontato da un cartiglio con un verso di Marziale. La facciata è rivestita da piccole bugne rettangolari che riproducono il simbolo della famiglia (la penna) alternato al giglio angioino. Con l’estinzione della famiglia Penne, il palazzo passa a diverse famiglie nobili, ai padri Somaschi nel 1683 e, successivamente, è acquistato da Teodoro Monticelli. Accanto a palazzo Penne si trova la chiesa dei Santi Demetrio e Bonifacio. In pochi passi si arriva in Largo Banchi Nuovi set del film Passione.

Redazione IDN
Redazione IDNhttps://napoli.itineraridellacampania.it
EDITOR E WEB DESIGNER. NATO A VENEZIA NEL 1973, VIVO E LAVORO FRA MILANO E NAPOLI. Sono nato nel 1973 a Venezia. Nascere e vivere a Venezia significa avere la fortuna di crescere respirando il profumo dell'arte in tutte le sue espressioni, dall'architettura alla pittura fino al cinema, così sin da subito mi sono lasciato trasportare da queste sensazioni. Da prima la fotografia, poi il teatro e la televisione, fino a scoprire, verso gli anni novanta, il piacere della sintesi e dell'impatto visivo del segno grafico. E' emozionante vedere stringere nelle mani di persone che non conosci e che non mi conoscono il frutto del mio lavoro.
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