Locandina de

Venerdì 29 aprile, alle ore 20,30, al teatro Bolivar sarà la volta di “Hugo Race Fatalists”,una leggenda vivente dell’underground internazionale, produttore anticonformista oltre che performer e songwriter, che, insieme alla sua band, si esibirà per la prima serata del “Rockalvi Night”, rassegna organizzata da “Rockalvi Festival” in collaborazione con Nu’Tracks. I riflettori saranno accesi sul nuovo album di Hugo Race “Once Upon A Time In Italy”, prodotto da Santeria Records / Audioglobe.

Si tratta di un tour de force musicale e lirico. Registrato con i “Fatalists” e le guest star australiane Georgia Knight e TJ Howden, il nuovo lavoro contiene dieci nuove canzoni fortemente emotive e una cover – “Hurdy Gurdy Man” di Donovan. Il disco è stato realizzato durante gli ultimi due anni di isolamento causato dalla pandemia e nella versione Europea include un EP bonus di 4 tracce in lingua italiana.

Hugo Race si racconta così a proposito del nuovo lavoro: «I temi sono così personali che ho abbandonato l’album molte volte per poi ritornarci, come una storia d’amore tossica. Amo questo album e l’incredibile band che c’è dietro. Abbiamo anche fatto delle versioni italiane delle canzoni perché l’Italia è nelle nostre radici».

L’evento ospiterà due special guests: Gnut e Petar Kusturin, oltre alla galleria d’arte di Antonio Conte e Klauss Bunker.

Hugo Race è una leggenda vivente dell’underground internazionale, ex-Bad Seeds insieme a Nick Cave, ex postpunker con The Wreckery e dal 1989 un produttore anticonformista, oltre che performer e songwriter con Dirtmusic e con la sua band australiana The True Spirit.

Special Guest Gnut

Napoletano classe ’81, Gnut è un cantautore, chitarrista, produttore e compositore di colonne sonore.
Ha pubblicato: “DiVento”, “Sunglasses under all stars”, “Il rumore della luce”, “L’importante è ca staje buono”, “Prenditi quello che meriti”, “Domestico“, “Hear my voice”, “L’orso ‘Nnammurato”.

Nel 2014 partecipa con il brano “L’ammore succede” alla compilation “The many are one” per l’etichetta francese “Beating Drum” con artisti del calibro di Ben Harper, Piers Faccini, Dom La Nena e Yelli Yelli.

Ha composto e collaborato alle colonne sonore dei documentari: “Jali Road” (2009), “Standing Army” (2009), “Container 158” (2013) e “Italiani all’estero” di Ugo Capolupo e per i film “L’arte delle felicità” (2013) di Alessandro Rak vincitore dell’oscar europeo del cinema al Raindance Festival di Londra e “Il ladro di giorni” (2019) di Guido Lombardi (candidatura ai “Nastri d’argento 2020” per la miglior canzone).

Come produttore artistico ha lavorato a: “Giovani Eroi” di Luca Carocci (Fiori Rari – 2014), “Dimane torna o’sole” dei Foja, “Limen” dei Matmata (2016) e a “ParcoSofia” dei La Maschera (2017)

Ha partecipato al disco di Daniele Sepe “Capitan Capitone e i fratelli della costa” con il brano “L’ammore ‘o vero” scritto su un testo di Alessio Sollo e al disco successivo “Capitan Capitone e i fratelli della sposa” con i brani: “Ti amerò più forte” e “Stella ‘e mare” che vede la partecipazione di Stefano Bollani al pianoforte.

Ha curato da direzione artistica dei format sulla canzone d’autore: “Tirabushow“, “Personaggi in cerca d’autore”, “Mille e una nota“, “La Locanda newpolitana” e “LaboraUtori“.

Dedica con Fanpage.it, in occasione della festa delle donne del 2018, una “Serenata alle prostitute” con un inedito dal titolo “Nu poco ‘e bene” che in pochi giorni raggiunge 10 milioni di visualizzazioni su Facebook.

Nel 2018 è uscito in Francia per l’etichetta “Beating Drum” con la produzione di Piers Faccini, il nuovo lavoro “Hear my voice”.

A gennaio 2019 c’è stata la promozione e il relativo tour del nuovo progetto realizzato a 4 mani con Alessio Sollo, “L’orso ‘nnammurato”, pubblicato da “Ad est dell’equatore” Un libro disco composto da 66 poesie, 14 delle quali divenute canzoni, musicate, cantate e suonate da Gnut insieme ai musicisti della sua band.

Le sue influenze musicali partono dal folk inglese di Nick Drake e John Martin, passando per la canzone napoletana, il Blues e la musica africana del Mali.

Ha aperto i concerti di: Afterhours, Kaki King, Piers Faccini, Marta sui Tubi, Cristina Donà.

Negli anni ha collaborato con: Mauro Pagani, Daniele Sepe, Piers Faccini, Stefano Bollani, Nccp, Peppe Barra, Marta sui tubi, Afterhours, Arm on Stage, Awa Ly, Roberto Angelini, Sandro Joyeux, Francesco Forni e Ilaria Graziano, Ottavo Richter, Stefano Piro, Folco Orselli, Guappecartò, Maurizio Capone e Bungt e Bangt, Francesco Di Bella e 24 Grana, Epo, Maldestro, Pier Cortese e molti altri.

Special Guest Kusturin

Conosco e stimo Paolo Broccoli ( The Orange Beach ) da una ventina d’anni, sfiorandoci col sospetto di eccessive affinità, evitando l’impatto.
O almeno provandoci.

Cautelativamente, vicini a distanza, come si usa fare ai giorni nostri, ce lo siamo iniziati a chiedere tra lo sfizio e l’inedia.
Mi scrive: “Dottò, ma se facessimo un paio di cose assieme, così? Due birrette da ciucciare, la tua voce, la mia maniera di far suonare la chitarra, eh?

Tanto non ce ne frega un cazzo, neanche di suonare dal vivo”.
Ed io:” ok, ti mando 2 looppettini via uozzàpp.”

Ci si fa un giretto in montagna e ne viene fuori la prima canzone, almeno il suo scheletro.
In una decina di giorni butto giù le altre sette melodie, persino troppe per noi. (true love è una cover di Daniel Johnston, che morirà poco dopo l’incisione; www me è un vecchio pezzo di Paolo).

La scrittura è istantanea.

Leggo le poesie di un caro amico, Marco Russo:
gliele smonto, le smozzico e le rigurgito tra gli accordi. Vittoria.

Per la produzione artistica mi affido come spesso, se non sempre, a Peppe De Angelis, che registra e mixa il tutto al Monopattino Recording Studio ed il gioco è fatto.

Richiamato il drappello di eroi che ha trascorso metà della vita a sopportarmi e suonarmi intorno (Floro Pappalardo alla batteria, Marco Somma e Fulvio di Nocera ad alternarsi al basso), in 4 giorni registriamo 10 brani.

During the mixes, nell’agrumeto antistante, scrivo con Marco Russo “Your Summer”,l’ultima.

Al pack si aggiunge la genialità di Lorenzo Corti, il talento immenso quanto il cuore di Raffaele Polimeno, gli schiaffi electro di Joseph Naranjo, la chitarra acustica di Fofò Bruno in un episodio e la ciliegina dei cori, dei suoni e dei colori portati in dote da Ilaria Pace.

Credo di aver suonato e cantato tutto la prima sera ed il mattino successivo.

Sovrainciso chitarre, qua e là.
Poi sono scappato.
Con la consapevolezza di chi affida le proprie creature a chi sa portarle oltre.

Ah: Kusturin è il cognome di mamma, Fiumana classe ’37. Viva e vegeta.
Petar Kusturin.

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