Cercando Valentina – il mondo di Guido Crepax visto da Giancarlo Soldi

Il TAM TAM DIGIFEST alla sua 15esima edizione affronta il tema delle donne di frontiera. Al Teatro Area Nord di Napoli giovedì 27 febbraio la proiezione de “Cercando Valentina – il mondo di Guido Crepax”

Donne di frontiera – rivoluzioni al femminile è il tema della 15a edizione del Tam Tam DigiFest, la rassegna dedicata alle innovazioni digitali nel racconto audiovisivo. Giovedì 27 febbraio, alle ore 20, il secondo appuntamento alla sala cinema del Teatro Area Nord di Napoli. In collaborazione con il cineforum Pupille e Papille, con la proiezione de “Cercando Valentina – il mondo di Guido Crepax” di Giancarlo Soldi, appena uscito nelle sale.

“Cercando Valentina – il mondo di Guido Crepax” viene presentato alle Giornate degli Autori dell’ultima Mostra del Cinema, nella sezione Venezia 76. Il documentario inizia dalla fine degli anni ’60, quando Guido Crepax intercetta tutte le novità di una Milano in fermento e di una rivoluzione estetica. Novità che Crepax trasporterà nel suo fumetto. Valentina è il suo alter ego, una fotografa sognatrice diventata poi un’icona di eleganza e di sofisticato erotismo amata da più generazioni. Velentina incarna il simbolo d’indipendenza, fascino e seduzione per le donne.

Cercando Valentina di Giancarlo Soldi è un viaggio alla scoperta del suo creatore

Cercando Valentina è un viaggio che, partendo dallo stesso personaggio di Valentina, va a scandagliare l’affascinante figura del suo creatore, cercando di risalire alle origini del suo estro geniale. Il lavoro di Giancarlo Soldi si presenta in maniera altrettanto interessante. Confondendo passato e presente, dove la narrazione è spesso rarefatta e discontinua, aderendo proprio allo stile di Crepax, le cui seducenti quanto ricche tavole non fanno che sovrapporsi alle diverse testimonianze.

Un racconto condotto attraverso una suggestiva indagine “noir” dal Philip Rembrandt interpretato da Riccardo Vianello, l’amante di Valentina nelle sue storie. Riccardo Vianello ha il compito di condurre lo spettatore alla ricerca dei luoghi dell’autore. Ma anche di tutti coloro che hanno non solo amato la sua creazione, ma l’hanno proprio “vissuta”. Attraverso gli aneddoti offerti dalla sua famiglia, allora, capiamo quanto Crepax prendesse spunto dal suo stesso quotidiano a livelli assolutamente estremi. Si parte da quel “Milano. Via De Amici 45” l’indirizzo scritto sulla carta d’identità di Valentina e corrispondente a quello della sua stessa abitazione. Aneddoti che continuano con l’esatta riproduzione dell’arredamento di casa, fino alle sue idee personali in fatto di politica e costumi sociali.

Il racconto di anni porta alla naturale discussione dello stretto legame tra l’arte e la realtà contemporanea

A proposito del simbolo di indipendenza impersonato da Valentina, si ripercorre la storia di Linus, storica rivista di fumetti, e dei suoi autori nonché colleghi. Autori che ricordando l’atmosfera vivace di quegli anni portano la discussione proprio allo stretto legame tra l’arte e la realtà ad essa contemporanea: “Valentina era una di noi”, dicono, proprio nella sua lotta interna alle convenzioni e alle correnti comuni. Tramite pareri di librai, editori, scrittori e registi, si toccano così tutte le forme d’arte. Forme d’arte che hanno influenzato Crepax e che poi influenzava a sua volta.

In un mirabile gioco intertestuale, allora, si va dalle citazioni alla letteratura russa al gioco da tavola sulla battaglia di Waterloo, da lui ideato e disegnato, fino alla musica di Charlie Parker al cinema di Antonioni. Ricordato con un gustoso collegamento, protagonista anche di una divertente drammatizzazione orchestrata dal regista, a Blow-Up). Un ritratto sentito, completo ed appassionato, da cui emerge la potenza e l’importanza del fumetto in generale. Ovviamente il personaggio di Valentina in particolare, in termini di universalità, non solo politica, non solo ideologica, non solo artistica, ma soprattutto, capace com’è di scavare nella nostra psiche interiore, oltremodo intima e umana
(recensione di Gianvito Dimuro tratta da Sentieri Selvaggi)